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“Vado in analisi da anni. Oggi sono ancora ammaccato, sono migliore come giocatore e attore che come persona. Ma non sono ripugnante, sono difettoso”: Pietro Sermonti si racconta

Dall'infanzia e dal passato da calciatore al rapporto con Claudia Pandolfi, fino alla confessione sui figli che non ha avuto: l'attore si racconta a Il Messaggero in un'intervista tra ironia, ricordi e riflessioni personali

di Redazione FqMagazine

"Ero più bravo come calciatore che come attore. Io sono un mistico: percepisco il mondo attraverso l'esaltazione, che per me è un gol" - 2/3

Un passato da calciatore, persino nelle giovanili della Juventus, e una consapevolezza: “Ero bravo ma pigro, senza la forza interiore per accudire un talento. Il calcio è un mestiere che comincia a dieci anni: bisogna rinunciare a tante cose, allenarsi, andare a letto presto. Io non avevo la testa. Non facevo una vita da atleta. Bevevo gin tonic e cazzeggiavo tutte le sere”. Quando gli viene chiesto se fosse più bravo come attore o come calciatore, non ha dubbi: “Calciatore. Io sono un mistico: percepisco il mondo attraverso l’esaltazione, che per me è un gol. La cosa che mi ha salvato è che il mestiere dell’attore è un gioco, come il calcio”.

Da giovane, racconta, era “infelice e arrabbiato” e non vorrebbe mai tornare ad avere vent’anni: “Se avessi avuto una figlia, le avrei fortemente sconsigliato di frequentarmi”. A proposito di figli, Sermonti non ne ha e la sua è una confessione dolorosa: “Argomento dolorosissimo. Ci ho pensato a lungo e poi niente”. Non sembra immaginare di diventare padre nemmeno in futuro e, quando gli viene ricordato che Charlie Chaplin ebbe il suo ultimo figlio a 73 anni, risponde: “Mi sarebbero piaciuti dei figli non dei nipoti”.

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