"Ero più bravo come calciatore che come attore. Io sono un mistico: percepisco il mondo attraverso l'esaltazione, che per me è un gol" - 2/3
Un passato da calciatore, persino nelle giovanili della Juventus, e una consapevolezza: “Ero bravo ma pigro, senza la forza interiore per accudire un talento. Il calcio è un mestiere che comincia a dieci anni: bisogna rinunciare a tante cose, allenarsi, andare a letto presto. Io non avevo la testa. Non facevo una vita da atleta. Bevevo gin tonic e cazzeggiavo tutte le sere”. Quando gli viene chiesto se fosse più bravo come attore o come calciatore, non ha dubbi: “Calciatore. Io sono un mistico: percepisco il mondo attraverso l’esaltazione, che per me è un gol. La cosa che mi ha salvato è che il mestiere dell’attore è un gioco, come il calcio”.
Da giovane, racconta, era “infelice e arrabbiato” e non vorrebbe mai tornare ad avere vent’anni: “Se avessi avuto una figlia, le avrei fortemente sconsigliato di frequentarmi”. A proposito di figli, Sermonti non ne ha e la sua è una confessione dolorosa: “Argomento dolorosissimo. Ci ho pensato a lungo e poi niente”. Non sembra immaginare di diventare padre nemmeno in futuro e, quando gli viene ricordato che Charlie Chaplin ebbe il suo ultimo figlio a 73 anni, risponde: “Mi sarebbero piaciuti dei figli non dei nipoti”.