Gigi D'Alessio: "Nella musica non si capisce più niente: c’è chi è bravo perché è famoso e chi è famoso perché è bravo" - 4/6
Il discorso sulla gavetta è uno dei fili conduttori. D’Alessio ricorda di aver studiato pianoforte otto ore al giorno, sottraendo tempo al pallone e alle uscite con gli amici. Oggi, a 59 anni (“a 60 mi diverto”), dice di sedersi al pianoforte senza ansia da prestazione, perché è come essere a casa: non ha paura di niente, nemmeno del giovane che si affaccia ora al mondo musicale. Quella sicurezza, spiega, si ottiene solo con i sacrifici.
Usa un’immagine: “I pilastri si possono mettere sulla sabbia o sulla roccia. Sulla sabbia basta la prima mareggiata a portarseli via, sulla roccia serve un terremoto fortissimo”. Ammette però che i sacrifici non garantiscono sempre la soddisfazione, perché serve trovare le persone giuste e una casa discografica che creda in te, come è successo a lui.
D’Alessio descrive un mercato in cui oggi “non si capisce più niente”: c’è chi è bravo perché è famoso e chi è famoso perché è bravo. Parla di un mondo “dopato”, in cui chi ha più soldi e compra le cose su TikTok fa andare bene il pezzo, e di canzoni ridotte a due minuti per far salire gli ascolti. Per lui le piattaforme dovrebbero limitarsi a mettere la musica a disposizione di tutti, lasciando a ciascuno la scelta.
La prova vera resta il live, “la prova del nove che sia un teatro da mille posti o uno stadio da 50.000”. Poi una battuta napoletana: “Nelle salsicce ci vuole la carne, altrimenti è solo pelle”. Il mondo della musica, dice, si è diviso in due: chi fa molti streaming e pochi paganti e chi fa pochi streaming e molti paganti. Spera che gli artisti si sveglino la mattina chiedendosi non a quanti streaming sono arrivati, ma quante persone hanno reso felici. Sul formato, dice di voler uscire con un singolo diverso ogni due o tre mesi, perché il cd è diventato “un optional nelle macchine”. Intanto continua a scrivere cose nuove.