"Abbiamo una velocità di esecuzione che è spaventosa, e una preparazione che nessuno nel settore attoriale ha" - 2/3
E a proposito dei colleghi, Ward non vuole fare nomi quando gli viene chiesto di indicare un giovane doppiatore particolarmente bravo. Dice di stimarli tutti, sottolineando la preparazione e la rapidità richieste dal mestiere: “In otto ore abbiamo finito un film. Abbiamo una velocità di esecuzione che è spaventosa, e una preparazione che nessuno nel settore attoriale ha”. E aggiunge, con ironia: “Noi arriviamo, non sappiamo cosa dobbiamo fare, non abbiamo visto il film. Abbiamo solo un problema: trovare parcheggio per la macchina. Basta”.
Ma è sul tema delle pensioni dei lavoratori dello spettacolo che Ward si sofferma maggiormente, denunciando una situazione che, racconta a Fanpage, sta mettendo in difficoltà numerosi colleghi. Il doppiatore parte da lontano, da un tetto ai versamenti pensionistici che fa risalire al periodo fascista: “Noi abbiamo un tetto ai versamenti deciso addirittura dal Governo Mussolini, nel ’40-’41”. Un meccanismo che, secondo la sua ricostruzione, avrebbe penalizzato per decenni attori e tecnici, impedendo loro di vedersi riconosciuta una pensione proporzionata ai contributi versati. Ward racconta quindi della battaglia legale avviata anni fa da circa 400 lavoratori dello spettacolo: “Primo e secondo grado di giudizio: ci hanno dato tutti ragione, tutti i magistrati, da nord a sud. Quindi l’Inps ha dovuto rivedere tutto”. Poi, però, la svolta: “La Cassazione arriva e boccia tutto. Quindi l’Inps ti richiede indietro tutto quello che ti ha dato”.
E porta il proprio caso come esempio: “Prendo una pensione ridicola per quello che ho versato“. A suo dire, il problema riguarda soprattutto chi ha smesso di lavorare e oggi si trova a dover restituire somme importanti: “C’è chi deve restituire 30.000, chi 50.000, chi 100.000, chi 150.000”. Una situazione che Ward descrive come drammatica: “Io ho il telefono intasato di colleghe e colleghi, attori e tecnici, che sono disperati. Perché questa roba gliel’hanno rateizzata solo in parte, e il resto, che sembra quasi una maxi rata, lo devono saldare entro quest’anno. E questi non hanno i soldi, non ce l’hanno. Sono disperati, poverini”.