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“La cosa più importante della mia infanzia è stata la perdita di mia madre a 17 anni, è stato un cataclisma. Ma c’era anche spensieratezza. Credo che la vita delle persone sia spesso questo: spensieratezza e dolore, e tanto lavoro”: parla Jean Reno

A Vanity Fair l’attore racconta la nuova vita da autore di thriller, il rapporto con il successo e il dolore mai davvero superato per la morte della madre: “Dentro c’è un cimitero, è come una tomba”

di Redazione FqMagazine

"Che tu sia Leonardo DiCaprio, Robert De Niro o io, quando si dice 'motore' c’è solitudine" - 2/2

Poi il racconto si fa più intenso. “Prima e dopo ridono tutti, si va a Cannes, ci sono le foto. Ma mentre lo fai c’è una grande solitudine. Che tu sia Leonardo DiCaprio, Robert De Niro o io, quando si dice ‘motore’ c’è solitudine. Chi fa questo mestiere vuole essere più persone insieme, vuole farsi amare, perché ha avuto senza dubbio un problema nell’infanzia che gli fa venire voglia di farsi guardare. Ma la base è il lavoro, e io mi sono aggrappato a quello“.

Jean Reno ha capito di voler fare l’attore intorno ai 12 anni, quando viveva a Casablanca. Ed è proprio tornando all’infanzia che emerge il dolore più grande: “La cosa più importante della mia infanzia è stata la perdita di mia madre. L’ho persa a 17 anni ed è stato un cataclisma. Ho nascosto questa cosa dentro di me, non sono diventato matto, ho continuato a vivere, perché si va avanti. Ma dentro c’è un cimitero, è come una tomba“. E insieme al dolore resta il ricordo della spensieratezza. “Nello stesso tempo c’è stata molta spensieratezza, perché in Marocco fa bel tempo, d’inverno basta un maglioncino, non servono scarpe pesanti. Ho ancora amici di quel periodo, da più di sessant’anni. Credo che la vita delle persone sia spesso questo: spensieratezza e dolore, e tanto lavoro”.

Il lavoro, appunto. “Per fortuna ho avuto questa passione, che mi ha guidato e che ha fatto passare la mia vita in due secondi. Ma oggi so che la morte di mia madre è stata un elemento estremamente importante in tutta la mia vita”. E oltre alla scrittura, il cinema resta al centro. “Un set o un palcoscenico sono casa mia. Ho un giorno di riprese a Praga, faccio uno chef in un film americano. Sono contento, all’età che ho, di avere ancora proposte e di poter uscire di casa per andare a lavorare”.

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