Il movente: la "noia" e le ammissioni davanti al pm - 3/3
A rendere il fascicolo ancora più inquietante è il movente confessato dagli stessi indagati. Durante i primi colloqui investigativi, i due minorenni avrebbero giustificato la catena di aggressioni alla guida della minicar adducendo come unica spinta “la noia e il desiderio di divertirsi”. Una condotta che si sarebbe arrestata in modo brusco soltanto quando i due hanno appreso dai notiziari che l’uomo colpito la sera del 5 ottobre, Iacopini, era finito in ospedale in condizioni disperate.
Una giustificazione che, per gli inquirenti, non attenua in alcun modo la gravità delle condotte contestate. Lo scorso 20 ottobre i ragazzi sono stati ascoltati in audizione formale dal pubblico ministero. L’intero fascicolo è ora al vaglio del giudice, a cui spetta valutare gli elementi probatori raccolti e decidere sull’eventuale applicazione di misure cautelari restrittive nei confronti dei due aggressori.