Neil Young: "Non mi presto alla campagna di ignoranza e odio” - 2/2
La storia parte da lontano. Il pezzo accompagnò già l’annuncio della candidatura di Trump, il 16 giugno 2015. Nell’estate 2020 Young passò alle vie legali: la causa, depositata a New York, accusava la campagna di aver ignorato “volontariamente” le sue proteste per l’uso di “Rockin’ in the Free World” e di “Devil’s Sidewalk”. Allora il musicista parlò di una “campagna di ignoranza e odio” a cui non voleva prestare la sua musica come colonna sonora.
Quella causa si chiuse con un accordo. Ed è qui il punto della nuova denuncia: secondo l’atto, la campagna di Trump non sollevò difese e transò subito dopo la notifica, promettendo di non usare mai più il brano senza licenza e permesso di Young.
Il fascicolo, di cinque pagine, definisce il pezzo un “inno infuocato” che mette a confronto le promesse vuote della retorica politica americana con la dura realtà di poveri, senzatetto e dimenticati. Le richieste: un’ingiunzione contro ulteriori esecuzioni a scopo politico e 10 milioni di dollari di danni. Il comitato, secondo il ricorso, non aveva né licenza né permesso per suonare il brano a nessun evento politico.