Pussy Riot:" Destra e sinistra sono che un altro modo per dividere le persone" - 2/2
Di fronte alla crescita delle destre e alla crisi del confronto politico, l’invito di Eric Breitenbach è non rinunciare al dialogo: ”Destra e sinistra sono che un altro modo per dividere le persone. Non abbiamo paura di stare in una stanza con chi ha opinioni diverse. A chi non conosce la nostra storia diciamo: venite a vedere lo spettacolo, ascoltateci e giudicate voi. Magari vi piacerà, magari no”. Per Masha, chi vuole impegnarsi esiste ancora: “Sarebbe una bugia dire che l’antifascismo non esiste più. Ci sono persone che non sono d’accordo con quello che succede e vogliono essere attive. Perché non dovrebbero essere una buona base per reagire alla situazione attuale?”.
Il rapporto con la cultura punk accompagna Eric fin da giovane, quando organizzava concerti indipendenti e faceva musica. Ma precisa che ‘Riot Days’ non è una punk band che suona dal vivo: “È una forma teatrale che combina immagini d’archivio, documenti e musicisti sul palco. È in parte concerto e in parte teatro”. Alina Petrova è ancora più netta: “Non penso che le Pussy Riot siano un gruppo punk. Siamo attiviste politiche che hanno fatto musica. Usare una chitarra elettrica o fare musica rumorosa non significa automaticamente essere punk: il punk è una cultura precisa. Non si può mettere tutto in una scatola e appiccicare un’etichetta”.