Sessanta secondi netti. Il tempo di forzare una porta laterale, attraversare i corridoi deserti approfittando dell’oscurità, irrompere nel piano nobile e accanirsi con una sorta di martello contro un vetro antisfondamento. Con questa sequenza fulminea, tre uomini incappucciati, vestiti di nero e con le mani coperte dai guanti, hanno violato per la prima volta la Reggia di Venaria Reale, mettendo a segno un furto da manuale a diciannove anni dalla riapertura del complesso sabaudo, restaurato nel 2007 con un investimento di 300 milioni di euro. L’obiettivo del raid, calcolato al millimetro, era una collezione di inestimabile valore storico situata a pochi passi dal capolavoro architettonico della Galleria Grande di Filippo Juvarra.
I malviventi hanno colpito nella notte tra domenica 18 e lunedì 19 ottobre, sfruttando tatticamente il giorno di chiusura settimanale del polo museale. Dalla teca espositiva collocata all’interno della Camera d’udienza del Duca di Savoia sono spariti 26 antichi orologi, in gran parte modelli da taschino realizzati in oro e smalto da manifatture inglesi e francesi del diciottesimo secolo. La collezione, il cui valore economico è stato stimato in circa 150 mila euro (e regolarmente coperta da assicurazione), era stata donata al Consorzio delle Residenze reali sabaude nel 2012 dagli eredi di Giorgio Accornero. Significativo il fatto che i ladri abbiano ignorato una seconda teca adiacente contenente ventiquattro tabacchiere d’epoca: un dettaglio che suggerisce come il commando non avesse tempo a disposizione per abbattere un’altra barriera di sicurezza.