L'allarme degli esperti: "I social media distorcono il rischio" - 3/3
Al momento dell’esplosione, l’area era frequentata anche da altre cordate. Una guida turistica, in fase di ascesa con due clienti, ha raccontato di aver avvertito rumori profondi prima dell’evento. “Quando il Dukono non erutta per qualche giorno, bisogna stare attenti”, ha spiegato, decidendo di invertire subito la marcia per mettere in salvo il suo gruppo. Durante la discesa, la guida ha notato diverse persone ignare del pericolo imminente, tra cui un gruppo sul bordo del cratere e un altro posizionato a circa 50 metri di distanza intento a pilotare dei droni.
Una percezione falsata del rischio esacerbata dalle dinamiche digitali, come ha analizzato il dottor Daryono dell’Associazione indonesiana degli esperti di disastri. L’incidente, ha dichiarato, “ha dimostrato ancora una volta che i vulcani attivi non possono mai essere trattati come destinazioni turistiche ordinarie“. “Il Dukono è una montagna con un’attività eruttiva quasi continua, quindi qualsiasi violazione della zona di pericolo comporta un rischio fatale”, ha precisato Daryono. “Sui social media, il pubblico vede spesso video di scalatori o influencer che salgono e tornano sani e salvi. Tali contenuti creano lentamente una percezione distorta del rischio. Il pubblico vede solo chi scende con successo e pubblica contenuti drammatici, mentre le potenziali minacce che non si sono verificate in quel momento diventano invisibili. Il vero pericolo rimane e potrebbe emergere in qualsiasi momento sotto forma di espulsioni di materiale incandescente, fitta caduta di cenere, gas vulcanico o eruzioni esplosive improvvise”.