La critica di Paolo Crepet alla scuola - 3/3
Un’analisi che riguarda non solo il ruolo dell’educazione familiare, ma anche di quella scolastica: “Questi ragazzi crescono in mezzo alla violenza: non importa dove nasci, non c’è più la periferia disgraziata descritta da Pasolini e i quartieri delle buone famiglie. Non è che se sei ricco educhi bene e se sei poveraccio educhi male, grazie a Dio. Non è più forse il disagio, ma l’agio, a portare alla violenza: è frustrazione, persino per i figli della borghesia il futuro non esiste più. A 16 anni bisognerebbe avere dei sogni. Se non hai questo, se sei stato cresciuto a non sapere che cosa sia la frustrazione, e qui è complice anche la scuola che ha tolto qualsiasi capacità di valutazione, è chiaro che poi la non ti rendi conto nemmeno di aver fatto una cretinata se trovi una persona a terra esanime”. Il saggista “bacchetta” il sistema scolastico: “La scuola ha fallito in tante cose, per esempio nella sua capacità di essere un’agenzia esigente. Se promuove il 99% dei ragazzi è fallita, non è matematicamente possibile”. A rispondergli è il professor Enrico Galiano, che difende l’operato dei docenti: “Ma, forse, prima di dire fallimento della scuola, bisognerebbe entrarci e rendersi conto che noi facciamo un lavoro pazzesco per cercare di sopperire alle mancanze che a volte percepiamo da parte delle famiglie e ci spacchiamo letteralmente la schiena”.