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La cartolina scritta da un prigioniero in un lager nazista arriva alla famiglia dopo 82 anni: “Il mio bisnonno tornò a casa, ma i suoi figli non lo riconobbero e scapparono impauriti”

Spedito il 5 giugno 1944 dal campo di prigionia tedesco di Heilbronn-Neckargartach, il messaggio di Orlando Dell'Andrea non era mai giunto a destinazione. La pronipote Martina ha recuperato il documento tramite un ricercatore storico

di Redazione FqMagazine
Il ritorno, la fuga e i ricordi dei figli - 3/3

Il ritorno, la fuga e i ricordi dei figli - 3/3

Se la cartolina rimase bloccata in Germania, il suo mittente riuscì invece a compiere il disperato viaggio di ritorno. «Quella cartolina non è mai arrivata in quella via di l’Andria. Almeno fino a qualche giorno fa. Ma il mio bisnonno è tornato», conferma Martina rievocando le memorie del nonno Arrigo. I figli, allora bambini di pochi anni, non lo riconobbero: «Alla vista di quell’uomo sporco, malato e pieno di pidocchi, scapparono impauriti. La mia bisnonna Carmela lo lavò, lo curò e lo nascose per alcune settimane fino alla fine della guerra».

I frammenti familiari tramandano la figura di un uomo riservato ma dotato di un coraggio ferreo. Fuggito dal campo di concentramento al secondo tentativo, attraversò fiumi a nuoto pur non sapendo nuotare e compì l’intero tragitto a piedi, arrivando persino a minacciare un soldato tedesco con una forca. Giunto nei pressi di Cortina, a un passo da casa, rischiò di essere giustiziato: un militare nazista gli puntò contro il fucile, ma fu fermato da un commilitone con la frase: “Anche lui sta cercando di tornare a casa come noi”. Sopravvissuto alla prigionia e al rientro, si concesse un’unica uscita pubblica: «L’unica volta in cui lo vide entrare in un bar fu in occasione di una festa, “inte dai Brosa”, nell’attuale Pensione Lorenzini, dove ci si era ritrovati per celebrare finalmente la fine della guerra».

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