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Cosa nascondono davvero i dipinti di Marc Chagall? Dal Paradiso in cui uomo e donna diventano una cosa sola alle città della sua vita: viaggio nel museo di Nizza progettato dall’artista

Sulla collina di Cimiez, il Musée national Marc Chagall custodisce il celebre ciclo del Messaggio biblico, dal Paradiso al Cantico dei Cantici. Un viaggio tra colori, simboli e significati nascosti, arricchito dai bozzetti per il soffitto dell'Opéra Garnier di Parigi

Testo di Alex Corlazzoli
Cosa nascondono davvero i dipinti di Marc Chagall? Dal Paradiso in cui uomo e donna diventano una cosa sola alle città della sua vita: viaggio nel museo di Nizza progettato dall’artista

Bisogna andare a Nizza, in avenue Dr Ménard, sulla collina di Cimiez, per conoscere da vicino Marc Chagall. E’ qui che si può vedere non solo il famoso “messaggio biblico” dell’artista ma toccare con mano un museo progettato, pensato ed inaugurato dallo stesso pittore russo. Ogni spazio, finestra e vetrata, parla di Chagall che ha saputo trasformare una villa in rovina dai primi del Novecento in un luogo capace di ospitare una collezione permanente e mostre come quella di quest’estate dedicata agli schizzi e ai modelli per il soffitto dell’Opéra Garnier.

E se nel 1973, quando fu inaugurato il museo, a visitarlo erano in trenta mila oggi si registrano 200 mila presenze ogni anno. Ad attrarre così tante persone in avenue Dr Ménard sono, soprattutto, quei dodici dipinti che illustrano la Genesi e l’Esodo, esposti nella sala principale e le cinque tele che evocano il Cantico dei Cantici nella sala esagonale adiacente.

Certamente i colori in sé, restano la maggiore qualità espressiva dell’artista e balzano subito all’occhio ma il fascino di questo percorso sta nel fermarsi davanti ad ogni opera per meditarla. Solo sostando a lungo, in silenzio, dinanzi a “il Paradiso” si può cogliere l’intrinseco universale e rivoluzionario messaggio di Chagall: l’uomo e la donna sono una cosa sola.

E’ questo l’annuncio che continua a essere “nuovo” dopo decenni dalla creazione del quadro: la coppia primordiale è intrecciata come per diventare una sola cosa, con solo due braccia e tre gambe e sta per condividere insieme il frutto proibito, quello dell’albero della conoscenza del bene e del male che li renderà uguali a Dio. E’ l’Umanità non il maschio o la femmina. Così come in “Abramo e i tre angeli” le figure protagoniste (Abramo e Sara) spinte verso sinistra, sono eloquenti nell’esprimere lo stupore dell’annuncio della nascita di un figlio in età avanzata. Ma anche stavolta solo riflettendo su quest’opera si può cogliere – osservando i tre angeli seduti sulla panca – la lontana eco di quelli raffigurati nell’icona della Trinità di Andrej Rublev a Mosca.

Nel ciclo del “Cantico dei Cantici”, Chagall, riesce a parlare di Dio, incarnando la Parola biblica con la sua vita. Guardare a questi dipinti solo con idolatria per l’artista sarebbe sciocco perché ogni tela cela una complessità da decifrare con i giusti strumenti. Basti pensare al terzo quadro del ciclo. Chagall sembra aver voluto raccontare la propria storia in questo dipinto: la rappresentazione di Gerusalemme, al centro, è duplice: in alto, la città assomiglia alla sua visione di Saint-Paul-de-Vence, con le sue mura. In basso, capovolta, si trova Vitebsk (paese natio), riconoscibile dal santuario con il tetto verde che lo corona. L’intera sezione inferiore del dipinto, capovolta, evoca quindi la giovinezza dell’artista; quella superiore un inno alla sua nuova vita nel sud della Francia.

Unica anche la mostra permanente dal titolo “Chagall all’opera” realizzata in collaborazione con il Centre “Georges Pompidou” dove dal 2023 sono conservati 151 opere donate dai nipoti dell’artista. Il pittore, nel 1960, accettò l’incarico di rifare il soffitto dell’Opéra di Parigi, a condizione di non essere pagato. Ne uscì un dipinto – preceduto da quarantuno schizzi e modelli (in parte visibili a Nizza) – che omaggia i grandi compositori dell’opera e del balletto, Parigi e la Francia.

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