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“Avevo paura di vedermi nella serie sugli 883, di solito capita quando sei morto. Ho una foto con Luca Zaia quando faceva il pr in una discoteca negli anni dell’house music”: parla Johnson Righeira

Il cantautore, 66 anni, commenta "Nord Sud Ovest Est", analizza i retroscena di successi come "Vamos a la playa" e parla dei suoi progetti fuori dagli schemi tra vino, t-shirt e un passato nel Veneto con il Pr Luca Zaia

di Redazione FqMagazine

"Vamos a la playa" e la catastrofe nucleare - 3/4

Al centro dell’intervista c’è ovviamente la genesi del tormentone Vamos a la playa. Un brano che nasconde un testo cupo su una catastrofe nucleare, trasformato dai produttori La Bionda in un successo commerciale per via delle sue potenzialità radiofoniche. “In realtà è un inno alla resilienza!”, precisa Righeira. “Il concetto è: che cazzo ce ne frega, se scoppia la bomba andiamo in spiaggia lo stesso. Diventeremo blu invece che marroni, l’acqua sarà fluorescente e sarà tutto bellissimo. Certo, il demo originale era molto più cupo della versione diventata famosa”.

Oggi l’artista nutre dubbi sulla possibilità che un brano simile possa replicare la medesima longevità: “Sono contento di essere nato 66 anni fa e di aver fatto la canzone 43 anni fa. Perché, se la facessi oggi, non so proprio se tra altri 43 anni qualcuno continuerebbe ad ascoltarla. Il mio successo di massa è stato un incidente, un imprevisto! Io sono nato nell’underground e pensavo di averne uno underground. Ancora oggi mi sento una persona di nicchia”. Tra gli artisti contemporanei che apprezza, cita TonyPitony, Marco Castello, Anna Castiglia, il rapper Pippo Sowlo e il duo Aldolà Chivalà.

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