Libri e Arte

“Ho disconnesso da internet il computer, consegnerò il mio romanzo su una chiavetta. Ora che c’è l’AI, non si può stare in pace con il pensiero che un’entità ti sorvegli in tutto”: così Paolo Giordano

Lo scandalo dell'autore escluso dal premio Goncourt per aver usato l'AI spinge lo scrittore a una radicale diserzione digitale: addio al cloud, filtri disattivati e consegna del manoscritto a mano per sfuggire al rastrellamento dei dati delle Big Tech

di Redazione FqMagazine
Il timore del cloud e il ritorno all'hardware - 2/3

Il timore del cloud e il ritorno all'hardware - 2/3

Il cuore dell’intervento punta il dito contro l’opacità delle compagnie tech, storicamente abituate ad agire secondo la logica del Move fast and break things, addestrando gli algoritmi e violando il copyright prima di renderne conto al pubblico. Questa consapevolezza ha innescato in Giordano il totale rifiuto di affidare la propria intimità creativa ai server esterni: “Dunque per quale ragione dovrei credere, adesso, che il contenuto integrale della mia posta elettronica, di tutto il mio cloud, non venga scansionato quotidianamente da agenti artificiali e gettato in pasto a non so quale database?”.

La contromisura adottata è un isolamento logistico d’altri tempi: “Perciò ho disconnesso da internet il computer su cui scrivo. Sono tornato all’hardware. Ho dovuto rovistare nei cassetti per trovare una chiavetta usb funzionante”. Una scelta che stravolge i consolidati passaggi della filiera editoriale, escludendo del tutto l’invio telematico del manoscritto all’agente letterario: “Le porterò la chiavetta oppure dei fogli stampati, brevi manu, o glieli spedirò con un corriere espresso. […] Nulla del nuovo libro passerà per la rete fintanto che sarà possibile. Perché la rete non è più sicura. La rete è compromessa, o almeno è compromessa la mia fiducia in lei”.

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