Il timore del cloud e il ritorno all'hardware - 2/3
Il cuore dell’intervento punta il dito contro l’opacità delle compagnie tech, storicamente abituate ad agire secondo la logica del Move fast and break things, addestrando gli algoritmi e violando il copyright prima di renderne conto al pubblico. Questa consapevolezza ha innescato in Giordano il totale rifiuto di affidare la propria intimità creativa ai server esterni: “Dunque per quale ragione dovrei credere, adesso, che il contenuto integrale della mia posta elettronica, di tutto il mio cloud, non venga scansionato quotidianamente da agenti artificiali e gettato in pasto a non so quale database?”.
La contromisura adottata è un isolamento logistico d’altri tempi: “Perciò ho disconnesso da internet il computer su cui scrivo. Sono tornato all’hardware. Ho dovuto rovistare nei cassetti per trovare una chiavetta usb funzionante”. Una scelta che stravolge i consolidati passaggi della filiera editoriale, escludendo del tutto l’invio telematico del manoscritto all’agente letterario: “Le porterò la chiavetta oppure dei fogli stampati, brevi manu, o glieli spedirò con un corriere espresso. […] Nulla del nuovo libro passerà per la rete fintanto che sarà possibile. Perché la rete non è più sicura. La rete è compromessa, o almeno è compromessa la mia fiducia in lei”.