Se un artista viene definito “grande” – e la statura ovviamente non c’entra – ciò accade per una serie di motivi. Perché su di lui o su di lei si è scritto molto, perché le sue opere hanno un valore (sia economico, sia storico-artistico) molto elevato e infine perché le sue opere sono sparse in un numero consistente di musei. E se qualcuno è capace di poterne riunire la maggior parte in un luogo preciso per un certo periodo, allora questa impresa – che si chiama “mostra” – profuma già di capolavoro.
La premessa era doverosa perché l’attesissima mostra Pontormo – che si è appena aperta alle Scuderie del Quirinale e prosegue fino al 7 febbraio facendo sulla rivoluzione artistica e la complessità d’animo del genio manierista Jacopo Carucci (nato a Pontorme, di qui il nome, vicino a Empoli, nel 1494 e morto a Firenze nel 1557 -, per la prima volta riunisce tutti i principali capolavori dell’artista e una straordinaria selezione di opere su carta. Autrice di questa impresa è Cristina Acidini, già soprintendente del Polo Museale Fiorentino e attuale presidente dell’Accademia delle Arti del Disegno, curatrice della mostra insieme a Elena Capretti, Philippe Costamagna, Bruce Edelstein e Carlo Falciani. In effetti Pontormo “mancava” da Roma da cinque anni, da quando all’Istituto Centrale per la Grafica di Fontana di Trevi, l’allora dirigente Mario Scalini, insieme ad Alessandro Cecchi e Giorgio Marini, a cavallo tra il 2021 e il 2022 curarono la prima, sorprendente esposizione del fondo di disegni di Pontormo nella sua interezza, ovvero 29 fogli per un totale di 47 opere grafiche.
Stavolta però si va parecchio oltre, perché si tratta della mostra più grande e più ricca mai dedicata all’artista. Perché proprio su Pontormo? Perché il suo ruolo nell’arte del primo Cinquecento fu fondamentale: “Insieme con Andrea del Sarto e, per un certo periodo, Rosso Fiorentino – dice Acidini -, ha mantenuto a livello altissimo la pittura a Firenze, dopo che il baricentro si era spostato nella Roma dei papi con la partenza di Michelangelo e di Raffaello nel 1508″.
Oltre al rilevante numero di opere in arrivo dalle Gallerie degli Uffizi, sono giunti alle Scuderie eccezionali prestiti provenienti da musei e collezioni di tutto il mondo: la Galleria dell’Accademia e Musei del Bargello, l’Istituto Centrale per la Grafica, il Louvre, la National Gallery, il British Museum, il Metropolitan Museum of Art, la National Gallery of Art di Washington, l’Art Institute di Chicago, il Getty Museum di Los Angeles ed altri: “In mostra sono presenti opere della massima importanza – spiega la curatrice – come gli affreschi del chiostrino dei Voti alla Santissima. Annunziata e alla Certosa di Firenze, il ritratto di Cosimo il Vecchio dagli Uffizi, e soprattutto i capolavori d’arte sacra della maturità: la vivace Pala Pucci, la sfolgorante Visitazione di Carmignano, la commovente Pala Capponi di Santa Felicita“. Senza contare i capolavori che sono giunti dall’estero, come l’Alabardiere dal Getty di Los Angeles, la figura di armato del XVI secolo la cdui identificazione è tuttora al centro di discussioni tra studiosi.
E se per i visitatori il “viaggio” all’interno dell’arte di Pontormo è solo all’inizio, non così per la curatrice, alla quale chiediamo quali sono le principali scoperte che ha fatto durante la fase preparatoria della mostra. “Una curiosa sorpresa durante il restauro della Madonna Corsini, tradizionalmente intitolata Madonna col Bambino e San Giovannino; è stato rimosso un panneggio aggiunto molto dopo le stesure di Pontormo ed è stata rivelata una piccola ala verdolina alla spalla del bimbo in basso: quindi non è un San Giovannino ma un angioletto. Si è dovuto cambiare titolo al quadro”.
E della sua arte, qual è l’aspetto che colpisce di più? “Personalmente resto incantata dalla libertà della sua inventiva. Di fronte a un soggetto di consolidata tradizione – una Sacra Conversazione, una Pietà – Pontormo non teme di scostarsi dai modelli vigenti e di sperimentare composizioni nuove, accentuando i sentimenti dei sacri personaggi”. E se oggi le capitasse d’incontrarlo, che cosa gli chiederebbe Acidini? “Gli chiederei se fu consigliato da qualcuno per il ciclo di storie sacre nel coro di San Lorenzo, o se decise tutto da solo…”.