Giovanna Mezzogiorno torna sul grande schermo con due film molto diversi tra loro. Dall’8 ottobre è in sala con “Sotto a chi tocca”, terza regia di Giorgio Pasotti, tratto da “Il metodo Grönholm” di Jordi Galceran. È una commedia amara ambientata durante una selezione aziendale, in cui sei candidati si contendono un solo posto. Lì interpreta Daniela Caluzzi, una dei sei concorrenti, accanto a Rocco Papaleo, Stefano Fresi e allo stesso Pasotti, che ritrova venticinque anni dopo “L’ultimo bacio”.
Il secondo titolo è “Se ami qualcuno, dillo”, esordio alla regia di Marco Bonini, tratto dal suo omonimo romanzo, con Edoardo Leo e Claudia Gerini. Qui è Alba, l’ex moglie di Sergio (Leo), un uomo che dopo un malore e il coma si risveglia come un bambino nel corpo di un adulto e impara a voler bene alla sua famiglia allargata.
L’attrice affida a Vanity Fair una riflessione sul cinema italiano e soprattutto sul cast: “Tanti registi chiamano sempre gli stessi attori. Mi è capitato di fare provini per registi che poi hanno chiamato attori che avevano già chiamato trentacinque volte e che avrebbero richiamato per gli ottantanove film successivi. Che noia, vedere sempre gli stessi. È molto bello e arricchente esplorare sfumature diverse. Perché il cinema è un’arte e, in quanto tale, ha bisogno di creatività, di innovazione, di sperimentazione: sennò, che arte è?”.
Giovanna Mezzogiorno ha anteposto la sua vita alla carriera, soprattutto quando ha deciso di fermarsi, in un mondo in cui tutti corrono senza fiato, e fare una famiglia. È così che sono nati nel 2011 i gemelli Leone e Zeno. Ma il rientro a lavoro è stato difficile per le dicerie e non solo: “Ne sono rimasta sorpresa”.