La scelta di curarsi negli Stati Uniti e i primi riscontri delle cure - 2/2
Il 26 agosto il Daraxonrasib diventa ufficialmente un farmaco riconosciuto negli Stati Uniti. “A quel punto mia moglie cerca un posto che fosse immediatamente disponibile: a me mancava un mese prima di arrivare alla fine della mia vita” ha raccontato Parisi.
Il costo per questa terapia che il conduttore radiofonico sta sostenendo è di 36/37 mila euro, con la fornitura del farmaco per un solo mese. “Ero talmente avanti in questa fase che anche l’idea di spendere dei soldi per me mi faceva stare male. ‘Teneteli per voi, perché per me a questo punto può essere veramente buttarli dalla finestra‘”, ha spiegato Parisi. “Non ti preoccupare. Tu non devi pensare ai soldi, tu devi pensare a vivere”, gli ha risposto invece la moglie.
Ad aiutare il conduttore di Radio Monte Carlo a sostenere le spese per affrontare le cure è stata una raccolta fondi, con la quale sono stati raccolti 110 mila dollari. Quando però è arrivato negli Stati Uniti per iniziare il trattamento, per Parisi poteva essere ormai troppo tardi.
“C’è stato un momento in cui la morte e la vita si sono accavallate. Il farmaco è arrivato con tre, quattro giorni di ritardo e il mio fegato era arrivato al punto di non ritorno. Io il 16 settembre quando c’è stato consegnato il farmaco ho iniziato ad avere una crisi epatica“, ha raccontato Parisi.
La cura antitumorale, però, è iniziata subito: “Le prime due pillole le ho prese subito. Nel giro di ventiquattro ore ho sentito il dolore calare e cambiare forma. Ho smesso di avere le caviglie gonfie, c’è stata una risalita dell’appettito, ho sentito che il fegato stava ricominciando a funzionare”.
I medici al momento sono molto entusiati dei progressi che ha fatto: “Molti degli elementi che stanno riscontrando i medici sono di regressione molto più evidente di quello che si pensava all’inizio. Il mio fegato ha ripreso completamente a funzionare“.