Andrea ha vinto la sua causa contro la polizia che il 19 febbraio scorso lo aveva posto in stato di fermo e, soprattutto, che aveva condotto le perquisizioni nella sua residenza presso Sandringham e nel Royal Lodge, dove l’ex duca aveva trascorso i suoi ultimi vent’anni insieme alla ex moglie Sarah Ferguson. L’Alta Corte di Londra, stando a quanto riferito dal Telegraph, ha stabilito che “i decreti di perquisizione non erano stati emessi legalmente, quando furono autorizzati dal giudice dell’Old Bailey e che, per questo, dovrebbero essere annullati”. “La legislazione applicata durante le perquisizioni” non era dunque quella corretta. Ad intervenire in quella mattina di febbraio durante la quale l’ex principe ed ex duca di York si stava apprestando a fare colazione e,poi, forse, a festeggiare il suo 66esimo compleanno, era stata la Thames Valley Police, che lo aveva prelevato e lo avevo portato alla stazione di Aylsham per sentirlo per quasi 12 ore. La causa legale avanzata da Andrea ha rappresentato la prima volta in cui un membro della Royal Family ha contestato la legittimità di un procedimento penale a suo carico, dai tempi dello sfortunato processo costato la testa, in senso letterale, a re Carlo I, nel 1649.
Oggi, le cose sono andate in maniera decisamente diversa per Andrea Mountbatten-Windsor che può cantare una piccola vittoria e riscattare un briciolo di dignità in una storia che ha aperto una pagina orribile per la corona. Tutto era partito dalla necessità degli investigatori di trovare elementi di prova per le accuse in base alle quali, il fratello del re avrebbe passato informazioni sensibili all’amico Jeffrey Epstein nel periodo in cui era stato nominato inviato speciale per il commercio da parte del governo britannico. In particolare, tra i contenuti degli Epstein Files pubblicati in gennaio dal Dipartimento di Giustizia americano, sarebbero emerse le e-mail scambiate tra i due tra il 2001 e il 2011 e nelle quali Andrea girava al faccendiere di Brooklyn dei report riservati nei quali si presentavano possibilità di affari emersi dalle sue missioni compiute a Singapore, Hong Kong, in Vietnam, Afganistan e in Cina. Il procedimento avviato dall’ex duca aveva dato incarico ai legali affinché fosse avviata una revisione giudiziaria in relazione ai mandati di perquisizione che avevano consentito alla polizia di di fare irruzione nella Marsh Farm, dove alloggiava temporaneamente e nel prestigioso Royal Lodge che fu la
Residenza della regina Madre, sua nonna. Il ricorso, oggi vinto, contestava quelle perquisizioni che avevano autorizzato gli agenti ad entrare e ad appropriarsi di materiale “delicato” perché l’azione non è stata giudicata legittima. La polizia ha accettato la sentenza ma ha già annunciato l’intenzione di fare appello per tenere il materiale raccolto in base ad altre legittime disposizioni. Lunedì scorso, quando la notizia del ricorso era finita sui giornali, Buckingham Palace aveva fatto sapere di non avere alcun coinvolgimento nel ricorso presentato da Andrea e che i soldi che il re versa regolarmente per l’appannaggio del fratello minore non dovevano essere usati per finanziare l’azione legale contro la polizia.