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“Baby Gang rimane in carcere perché violento e inserito in una rete criminale internazionale, capace di farlo approdare in Iraq per sparare col bazooka”: così il gip di Lecco

È stato arrestato il 17 marzo in un’inchiesta della Procura di Lecco per una serie di accuse di detenzione di armi e altri reati, tra cui maltrattamenti sulla fidanzata

di Redazione FqMagazine
“Baby Gang rimane in carcere perché violento e inserito in una rete criminale internazionale, capace di farlo approdare in Iraq per sparare col bazooka”: così il gip di Lecco

Il gip di Lecco Gianluca Piantadosi ha confermato la custodia cautelare in carcere per il rapper Baby Gang (al secolo Zaccaria Mouhib) e ha respinto la richiesta della difesa di mandarlo ai domiciliari in una comunità terapeutica con braccialetto elettronico. Baby Gang, infatti, con diversi guai giudiziari alle spalle, è stato arrestato di nuovo il 17 marzo in un’inchiesta della Procura di Lecco per una serie di accuse di detenzione di armi e altri reati, tra cui maltrattamenti sulla fidanzata.

Piantadosi ha riferito i motivi della sua ordinanza che si è resa necessaria perché il rapper è “inserito in una rete criminale più vasta e di livello internazionale, capace” in passato “di farlo approdare in Iraq” per “sparare con bazooka e altre armi da guerra”. Ha sviluppato “una pericolosità che connota la sua figura artistica e personale” e ne fa “vanto” sui social. Riesce, poi, a “influenzare” una “cerchia ampia di persone, disposte a fare di tutto” per “supportarlo e proteggerlo”, tanto che per lui “combatterebbero fino alla morte”.

Durissime le parole del giudice nell’ordinanza in cui scrive che il cantante fa parte di “reti criminali di vasta scala”, è violento e “completamente inaffidabile”. Opposte le considerazioni della difesa, con il legale Niccolò Vecchioni, che contro la decisione ha già fatto ricorso al Riesame di Milano. Nel provvedimento del gip, spiega la difesa, “non viene individuato alcun componente della pretesa rete” criminale che avrebbe portato il trapper in Iraq nel 2025.

Mouhib, annota il difensore, “si era recato in Iraq per realizzare un videoclip musicale, nell’ambito di quel percorso artistico che, in quella fase della sua vita, rappresentava per lui un interesse assorbente, sino ad assumere connotazioni quasi ossessive”. Per suffragare la richiesta di domiciliari in comunità, il difensore fa presente che il 25enne ha una “doppia diagnosi” di “disturbo psichiatrico” e “abuso di stupefacenti”.

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