La vendita del Teatro delle Vittorie - 3/3
Contro la vendita della struttura si erano già espressi nei mesi scorsi Renzo Arbore e Fiorello. Quest’ultimo aveva definito l’operazione “un crimine contro lo spettacolo italiano”, rendendo noto su Radio2 un messaggio ricevuto in merito dal ministro della Cultura Alessandro Giuli: “Siamo poveri, ma ce la mettiamo tutta e vediamo come va a finire”. L’amministratore delegato Giampaolo Rossi aveva inizialmente offerto la disponibilità aziendale a fornire contenuti per un eventuale progetto museale istituzionale. A margine dell’inaugurazione a Saxa Rubra, ha poi inquadrato la strategia della rete: “Colgo l’occasione per fare un cenno sulle polemiche del passato attorno al Teatro delle Vittorie e alla sua vendita: la risposta alla cessione di locali e spazi non più considerati utili per l’azienda è esattamente questa realizzazione”.
Una posizione a cui Tiziana Baudo ha replicato chiudendo a ogni compromesso: “Le targhe sono importanti, ma la memoria non si tutela soltanto con le targhe. Si tutela anche preservando i luoghi, la storia e ciò che quei luoghi rappresentano”. La mancata partecipazione è la diretta conseguenza di questa analisi: “Partecipare avrebbe significato dare il mio assenso ad un’operazione che, per come è stata concepita, rischia di apparire più come un gesto formale e compensativo che come un autentico riconoscimento. E io ho preferito non prestarmi a questa rappresentazione. Non ho voluto fare polemica: ho semplicemente scelto la coerenza, qualcosa che mio padre ha sempre ritenuto un valore irrinunciabile, facendone uno dei principi cardine della sua vita, personale e professionale”.