L'affetto del pubblico e la rabbia contro l'indifferenza - 3/4
Il rapporto con le persone è diretto e privo di filtri. A Tropea, ammette, ha impiegato due ore e mezzo per fare un breve tratto di strada. “Il fatto è che io mi metto a parlare con tutti, alla fine sono loro che mi devono cacciare”, spiega a La Stampa. “Forse mi amano per come sono, per come mi pongo, non sono uno che fa tante storie, le persone mi vedono e mi gridano le battute dei film che ho interpretato, tipo ‘bisogna saper disinnescare’, la frase che dico in Perfetti sconosciuti, e poi tante altre, anche quelle di Schiavone”. A farlo arrabbiare, al contrario, è la superficialità dei rapporti umani: “Chi non capisce, chi ti guarda ma non ti vede, perché non gli interessa di capire. Di gente così ce n’è tanta, troppa, e mi rode, significa che non puoi essere te stesso, che non puoi dare un pezzettino di cuore perché poi c’è sempre chi è pronto a mangiarselo”.