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Lorenzo Spolverato di “Grande Fratello” porta in tribunale tre anziane per le critiche dure su Facebook

La questione ruota attorno a un equilibrio delicato. Da un lato la tutela della reputazione, dall'altro la libertà di espressione

di Redazione FqMagazine
Lorenzo Spolverato di “Grande Fratello” porta in tribunale tre anziane per le critiche dure su Facebook

Un commento scritto di getto sotto un post, in una serata qualunque davanti alla tv, e un anno e mezzo dopo arriva la lettera di uno studio legale. È la vicenda che vede protagonista Lorenzo Spolverato, ex volto del “Grande Fratello”, e tre donne anziane di Genova, finite nel mirino di una richiesta di risarcimento per presunta diffamazione online.

Al centro della controversia c’è il commento lasciato nel marzo 2025 da una delle tre signore su Facebook, sotto un contenuto dedicato al reality di Canale 5. Parole durissime, che l’autrice indirizzava al concorrente definendolo, in sostanza, la persona più spregevole, falsa e cattiva, e priva di pudore, tra quelle passate dalla Casa. Un giudizio sprezzante, di quelli che i social ospitano a centinaia a ogni puntata.

Per il team legale dell’ex gieffino, però, quel messaggio non sarebbe semplice opinione da spettatrice. Sarebbe un attacco personale gratuito, che oltrepassa i confini del diritto di critica. Da qui la diffida recapitata alla donna, con tre richieste precise: cancellare il commento, porgere scuse formali e versare 2.500 euro a titolo di risarcimento entro una settimana.

Non ci sta una delle tre destinatarie, assistita dall’avvocato genovese Marco Mensi, che respinge le contestazioni al mittente: a suo avviso non esiste alcun illecito, né civile né penale. Il legale punta sul contesto. Le frasi, sostiene, nascono dentro l’universo del “Grande Fratello”, un programma in cui i partecipanti scelgono di esporsi volontariamente al giudizio, anche feroce, del pubblico. Commentare comportamenti e dinamiche viste in tv, in questa lettura, rientra pienamente nel diritto di critica.

La questione ruota attorno a un equilibrio delicato. Da un lato la tutela della reputazione, dall’altro la libertà di espressione. In generale, la giurisprudenza riconosce un margine più ampio di critica verso chi ha scelto la ribalta mediatica, ma pretende che le espressioni restino legate a fatti e comportamenti e non si trasformino in insulti fini a sé stessi. Stabilire dove passi quel confine, nel caso di un commento Facebook sul carattere di un concorrente, spetterà eventualmente a un giudice.

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