Merlino: "A mamma scrivo messaggi su WhatsApp, le mando foto. Sento che lei c’è ancora" - 2/2
Il discorso poi si sposta sul personale: “Negli anni mi sono costruita una corazza di donna forte, ho sempre avuto il peso di tutto sulle spalle: i figli, il lavoro, la redazione dei miei pro- grammi. E invece, scrivendo, ho dovuto rifare i conti con la bambina ferita che sono stata. Certamente New York ha segnato una rottura importante tra me e mia madre che ci ha tenute lontane per anni”.
“Andai a trovarla nel 1981, avevo 12 anni. – ha continuato – Può immaginare il mio entusiasmo alla scoperta della Grande Mela. Ma già all’aeroporto notai qualcosa di stonato: mia madre era vestita come una ragazzina. Una sera mi portò in una discoteca, erano gli anni dell’Hiv, lo Studio 54 dove aveva incontrato Mick Jagger era stato chiuso. Alla Danceteria lei si scatenò in pista, mentre i suoi amici la baciavano sulla bocca. Finché un uomo di colore alto due metri, una mon- tagna di muscoli, mi prese per mano e mi riempì di attenzioni che io non gradivo. La guardai per chiedere il suo intervento e lei mi disse: ‘Ma divertiti, balla, che ti frega’. Mi sono sentita sola e indifesa”.
Ma oggi il ricordo si fa dolce: “Sì, le scrivo messaggi su WhatsApp, le mando foto. Sento che lei c’è ancora”.