Max Pezzali: "Il vuoto di oggi, manca l'empatia" - 2/3
Ma è quando si parla di amicizia e di gruppo che Pezzali si fa più critico verso il presente. Ricorda le chiacchierate infinite davanti al bar chiuso, le sedie di plastica lasciate fuori dopo l’orario di chiusura, i muretti e le sale giochi di un tempo in cui non esistevano i cellulari. Quel bisogno di raccontarsi a qualcuno che non fosse un genitore o una fidanzata, una persona vicina ma “esterna”, era secondo lui la vera base per rialzarsi e andare avanti. Una condivisione che oggi, dice apertamente, sente mancare sempre di più, perché l’empatia si coltiva solo attraverso il rapporto umano diretto.