Donatella Rettore è una delle voci più originali e trasgressive della musica italiana, capace di attraversare oltre quattro decenni di scena senza mai perdere la propria identità graffiante. Nata a Castelfranco Veneto nel 1955, si è imposta sulla scena musicale italiana tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta grazie a un mix esplosivo di provocazione, ironia e sperimentazione sonora, diventando una vera e propria icona pop.
Brani come “Splendido splendente”, “Kobra e Lamette” l’hanno consacrata come artista fuori dagli schemi, capace di anticipare estetiche e tematiche, dall’ambiguità di genere alla critica sociale, che solo anni dopo sarebbero diventate mainstream.
“Si è parlato molto poco della donna e sempre dell’artista. – ha detto Rettore in una intervista a QN – Eppure, io ho affrontato tanti temi sociali come l’animalismo e l’ecologia. Mi sono battuta per il divorzio, per l’aborto e per l’eutanasia. A questo proposito vorrei complimentarmi con Luca Zaia per l’approvazione della legge sul suicidio medicalmente assistito in Veneto”.
Tanti gli amici dello spettacolo: “Sono molto legata a Gianna Nannini, Corrado, Amadeus, Mara Venier, Caterina Balivo, Francesca Fialdini, Mara Maionchi e ai registi Stagnaro e Morbioli. Ma ricordo con piacere anche Emma Bonino, che ci ha lasciati da poco. La conobbi grazie a mia madre, che era amica di Tina Anselmi. A Emma regalavo sempre delle margherite, lei ricambiava con delle rose bianche. Era adorabile. “Ma sei sempre la solita esagerata, noi siamo margheritine”, le dicevo. E lei rispondeva: “No, siamo delle rose, bisogna che ci rispettino”. Emma mi manca moltissimo “(si commuove)”.