La rivolta social: "Truffa scollegata dalla realtà" - 3/3
Se fuori dal locale i clienti strisciano la carta di credito, la reazione sui social è stata feroce. Sotto il post Instagram di inaugurazione, il sentiment è univoco: “In un momento in cui dovremmo parlare di sostenibilità e accessibilità al cibo, trasformare un alimento di base in un lusso sovrapprezzato per ricchi è profondamente sbagliato”, accusa un utente.
L’algoritmo ha cavalcato l’indignazione trasformandola in viralità. I video su TikTok e Instagram degli influencer — come quello di Sabrina Carey, che ha superato il milione di visualizzazioni — hanno attirato l’ironia feroce del pubblico europeo. Su X (ex Twitter), un post in tedesco ha raccolto quasi 40.000 like sintetizzando il paradosso: “I newyorkesi si indebitano per mangiare quello che io mi infilo in bocca quando fisso il frigo vuoto per dieci minuti”. Un altro utente rincara: “Da europeo, sono solo arrabbiato per non aver inventato io questa truffa”. Tim Auer ha minimizzato la tempesta mediatica: “C’è stato molto rumore online, ma non abbiamo cercato noi questa spinta. Abbiamo solo invitato persone del settore alimentare per l’apertura”.
Il caso Rye non è isolato, ma si inserisce in una precisa tendenza di mercato americana ribattezzata “little treat economy”: l’inclinazione delle nuove generazioni a gratificarsi con piccoli e dispendiosi beni di lusso alimentare non potendosi permettere spese strutturali come l’acquisto di una casa. Un filone speculativo che negli ultimi mesi ha generato i frullati da oltre 20 dollari della catena losangelina Erewhon, la torre di pollo fritto da 150 dollari negli Hamptons o la singola crocchetta di pollo al caviale venduta a 28 dollari in un ristorante del Flatiron District (prezzata 100 dollari durante gli ultimi US Open). Una bolla che oggi ha deciso di monetizzare anche l’acqua e la farina.