La morte di Michele Merlo e una lunga vicenda giudiziaria - 3/3
Michele Merlo, cantautore ventottenne originario di Rosà (Vicenza), diventato noto al pubblico con lo pseudonimo Mike Bird nell’edizione 2017 di “Amici di Maria De Filippi”, morì il 6 giugno 2021 a Bologna a causa di un’emorragia cerebrale provocata da una leucemia mieloide acuta fulminante, dopo che nei giorni precedenti si era rivolto al proprio medico di base, il dott. Pantaleo Vitaliano, lamentando forti ematomi, spossatezza estrema e placche alla gola, sintomi che secondo la famiglia furono liquidati come una banale influenza o uno strappo muscolare senza approfondimenti diagnostici.
I legali della famiglia hanno sempre sostenuto la condotta colposa del medico nella gestione del caso, ma sul fronte penale l’inchiesta per omicidio colposo si concluse con l’archiviazione, disposta dal gip nel giugno 2024 su richiesta della Procura. La famiglia, non soddisfatta, intraprese quindi una causa civile dinanzi al Tribunale di Vicenza contro il medico, l’Ulss 7 Pedemontana e le compagnie assicurative, chiedendo il risarcimento dei danni morali e patrimoniali; nel corso del procedimento una nuova perizia del consulente tecnico d’ufficio, presentata a luglio 2026, ha stabilito che una diagnosi anticipata non avrebbe comunque garantito a Merlo concrete possibilità di sopravvivenza, quantificando tali chance in appena il 10-15% anche in caso di diagnosi corretta e tempestiva.
Dopo l’ultima udienza del 15 settembre 2026, il 22 settembre il Tribunale civile di Vicenza ha depositato la sentenza, rigettando integralmente la richiesta di risarcimento dei genitori: il giudice ha precisato che il decesso di Michele Merlo non è in nesso causale con il ritardo della corretta diagnosi, che avrebbe inciso in modo modesto sull’evoluzione clinica degli eventi, pur riconoscendo, secondo alcune ricostruzioni giornalistiche, una negligenza del medico nella gestione del caso; va inoltre ricordato che prima dell’avvio della causa civile l’azienda sanitaria aveva proposto un’offerta transattiva, rifiutata dalla famiglia. I genitori di Michele, Katia e Domenico, hanno espresso amarezza per una decisione basata su un calcolo percentuale di sopravvivenza e hanno annunciato l’intenzione di valutare un ricorso in appello, per cui la vicenda giudiziaria, a oggi, non può considerarsi definitivamente chiusa