Anche gli "schiavi dello zucchero e dei carboidrati" sono ammessi alla festa? - 2/2
Tony Effe ha raccontato recentemente di aver smesso di fumare marijuana dopo vent’anni e di essersi aiutato anche con la corsa. Bene. Ma il suo stile di vita resta, appunto, il suo, e una taglia 26 non è né un certificato di buona salute né un obiettivo universale.
Il paradosso diventa ancora più evidente considerando dove il rapper era diretto. Quella di Glenn Martens per la Primavera/Estate 2027 è stata l’ultima sfilata da direttore creativo di Diesel, dopo sei anni alla guida del marchio. Il designer belga, nominato nell’ottobre 2020, lascia per concentrarsi su Maison Margiela dopo aver contribuito a riavvicinare Diesel alle generazioni più giovani. E per il suo addio Martens ha creato una collezione volutamente sensuale, disfatta, ibrida, nella quale il corpo non veniva nascosto ma liberato.
Persino la sfilata è diventata una performance: circa 200 performer del collettivo marsigliese (LA)HORDE, inizialmente confusi tra il pubblico, hanno progressivamente trasformato la platea in parte dello spettacolo, tra contatto fisico, sensualità e un finale scatenato. Martens aveva sintetizzato lo spirito del suo ultimo show parlando di una festa che, per Diesel, “viene prima di tutto: inclusività, espressione di sé, piacere e democrazia dell’esperienza“. Diesel stessa presenta lo show come una celebrazione di libertà, sicurezza di sé, connessione e desiderio, dove il successo consiste nella possibilità di vivere pienamente e alle proprie condizioni.
Sicché la domanda viene quasi da sola: anche gli “schiavi dello zucchero e dei carboidrati” sono ammessi alla festa, oppure per la democrazia dell’esperienza serve prima entrare in una taglia 26?