Botta e risposta legale tra il comico romano Maurizio Battista e Fabio Censi, il suo ex manager finito nel mirino della Procura per una vicenda di fondi spariti dagli incassi del Teatro Olimpico. Ora Censi lo accusa di averlo perseguitato online con oltre cento video. Lo riporta La Repubblica.
Una vicenda giudiziaria che si intreccia con uno scontro sui social, fatto di soprannomi, denunce incrociate e accuse pesanti. Al centro c’è Fabio Censi, 52 anni, manager di Maurizio Battista, che negli ultimi mesi si è trovato coinvolto in un procedimento per una presunta truffa ai danni del comico: secondo la Procura di Roma, dagli incassi degli spettacoli al Teatro Olimpico sarebbe sparita una cifra vicina ai due milioni di euro, tramite firme non autentiche e movimenti bancari non veritieri, riconducibili alla società di Censi. Il pubblico ministero titolare del fascicolo ha già formulato la richiesta di processo, che dovrà ora essere valutata dal giudice.
Parallelamente a questa vicenda, però, si è aperto un secondo fronte. Battista, che si considera parte lesa dall’intera vicenda, avrebbe iniziato a commentare pubblicamente la situazione sui propri canali social, con toni sarcastici e con un nomignolo che avrebbe iniziato a usare in maniera ricorrente per riferirsi, senza mai fare il nome esplicito, al suo ex manager. Un’abitudine che, secondo la difesa di Censi, sarebbe andata avanti per un numero consistente di pubblicazioni, oltre cento a quanto riportato nell’esposto.
È su questa base che Censi, tramite il suo legale, ha depositato una denuncia nei confronti del comico, ipotizzando sia una campagna diffamatoria sia una condotta persecutoria riconducibile allo stalking. Nel testo della denuncia si sottolinea come, pur non facendo mai riferimento diretto al nome del manager, il soprannome utilizzato sarebbe ormai facilmente riconducibile a lui da chiunque segua la vicenda, rendendo di fatto l’accusa individuabile senza ambiguità. Censi definisce le insinuazioni del comico prive di ogni fondamento e ritiene che dietro la reiterazione di questi contenuti ci sia una precisa volontà di colpirlo pubblicamente.
Ora la palla passa agli inquirenti, che dovranno valutare se il comportamento tenuto da Battista sui social integri effettivamente gli estremi della diffamazione o della persistente persecuzione online, oppure se si tratti semplicemente della reazione, per quanto ripetuta, di chi si ritiene vittima di un danno economico ancora da accertare in sede penale. Resta da capire, intanto, come si evolveranno entrambi i procedimenti: quello a carico di Censi per la presunta truffa e quello, appena avviato, sulla presunta campagna social nei suoi confronti.