Televisione

“La presenza di Pino Insegno in Rai non è dovuta alla volontà di Giorgia Meloni. Diffidiamo Massimo Giannini”: la replica del legale dopo le parole del giornalista a Otto e mezzo

Il giornalista a Otto e mezzo aveva ricordato anche la vicenda dei rapporti tra il conduttore e Fabrizio Piscitelli, detto Diabolik. La replica del legale: “Affermazioni false che ledono gravemente la reputazione professionale dell’artista”

di Giuseppe Candela

"Quell'amico di Lavitola va a casa, quell'amico di Piscitelli sta lì al suo posto" - 2/2

Secondo Giannini, rispetto al caso Ranucci, la Rai avrebbe usato due pesi e due misure differenti: “La cosa è uscita tutta pubblicamente, però non fa scandalo, va bene così. Quello è amico di Piscitelli, quell’altro amico di Lavitola. Quell’amico di Lavitola va a casa, quell’amico di Piscitelli sta lì al suo posto”, conclude. Il video rimbalza sui social e macina visualizzazioni, a stretto giro il conduttore di “Reazione a Catena” affida la sua replica all’Adnkronos: “Per l’ennesima volta è stato affermato falsamente che la presenza di Pino Insegno in Rai sia dovuta alla volontà del presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Oltre a rappresentare una falsità, mortifica e lede gravemente la reputazione professionale dell’artista Pino Insegno, il quale, come dimostrano la sua storia e i successi anche attuali delle trasmissioni da lui condotte, aumenta il valore e il prestigio televisivo e non deve certo la sua presenza in Rai ad alcun favoritismo”, dichiara l’avvocato Roberto De Vita, legale del conduttore.

“Per tali affermazioni, di cui si erano fatti latori in precedenza alcuni giornali, è già pendente un procedimento penale presso la Procura della Repubblica di Roma. Diffidiamo pertanto chiunque, ed in particolare il giornalista Massimo Giannini, autore di dichiarazioni rese ieri nella trasmissione ‘Otto e mezzo’ di Lilli Gruber, dall’attribuire fatti non veritieri all’artista e conduttore Pino Insegno e, in particolar modo, dall’affermare che la sua presenza in Rai derivi dalla volontà del presidente del Consiglio”, conclude l’avvocato di Insegno.

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