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Mafia e truffe sui fondi europei, 45 condanne nel processo “Nebrodi 2”. Antoci: “Una vittoria dello Stato”

Secondo l'accusa, gli imputati gestivano un sistema per ottenere contributi pubblici attraverso la disponibilità fittizia o illecita di terreni. Inflitti un totale di 325 anni di carcere
Mafia e truffe sui fondi europei, 45 condanne nel processo “Nebrodi 2”. Antoci: “Una vittoria dello Stato”
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Quarantacinque condanne su 54 imputati, per un totale di 325 anni di carcere. È la sentenza emessa dal Tribunale di Patti (Messina) all’esito del maxiprocesso “Nebrodi 2“, nato dal secondo filone dell’inchiesta sullo sfruttamento dei fondi agricoli europei da parte della mafia. Le accuse erano di associazione di stampo mafioso, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, estorsione e traffico di stupefacenti: secondo la Procura antimafia di Messina, gli imputati gestivano un meccanismo per ottenere contributi pubblici attraverso la disponibilità fittizia o illecita di terreni, attraverso minacce ad agricoltori e allevatori che si opponevano alle loro pretese. Il primo processo “Nebrodi”, frutto di un’operazione del gennaio 2020, si è concluso definitivamente con cinquanta condanne; questo secondo filone nasce da un successivo blitz del febbraio 2024, che ha riguardato ulteriori presunte articolazioni del sistema criminale. In aula era presente anche l’europarlamentare M5s Giuseppe Antoci, l’ex presidente del Parco dei Nebrodi che denunciò il sistema e per questo fu vittima di un attentato.

“La sentenza è una vittoria dello Stato che conferma l’efficacia nel contrasto alle attività criminali e alle frodi”, commenta Antoci. “Le truffe milionarie ai danni dei fondi agricoli dell’Unione europea non costituiscono soltanto un grave danno economico per la collettività, ma rappresentano anche una ferita ai principi democratici e un’offesa nei confronti di quei tantissimi agricoltori che ogni giorno operano nel rispetto delle regole. Prima da presidente del Parco dei Nebrodi e adesso da parlamentare europeo, sono anni che sono impegnato per rafforzare gli strumenti di prevenzione e il controllo nell’assegnazione dei fondi europei. Con il cosiddetto “protocollo Antoci” abbiamo messo a disposizione delle autorità competenti strumenti normativi sempre più efficaci. Questo protocollo, che si è rivelato un modello vincente in Italia, va esteso a tutti i Paesi europei perché nessuna forma di mafia può e deve prevalere sui valori della democrazia, della giustizia e della libertà. Tutta l’Ue prenda spunto da questa sentenza”, conclude.

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