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“Fanno i loro bisogni nei bivacchi, gettano via i materassi. Siamo avviliti dall’inciviltà e dalla stupidità. Troviamo persone in ciabatte a 2 mila metri”: l’allarme del Cai sul turismo di massa in montagna

l presidente del Cai Veneto Francesco Abbruscato denuncia gli effetti dell’overtourism in alta montagna: “Dopo il Covid sono arrivate persone che non hanno idea di come si viva qui. Questa nuova frequentazione sta mettendo sotto stress tutto il sistema”

di Redazione FqMagazine
“Fanno i loro bisogni nei bivacchi, gettano via i materassi. Siamo avviliti dall’inciviltà e dalla stupidità. Troviamo persone in ciabatte a 2 mila metri”: l’allarme del Cai sul turismo di massa in montagna

Stiamo vivendo male il turismo di massa, quello cafone. Ci deve essere un limite di frequentazione sui bivacchi, sui sentieri, sulle ferrate”. Sono parole nette quelle di Francesco Abbruscato, presidente del Cai Veneto, che al Corriere della Sera lancia l’allarme sull’overtourism in montagna.

Secondo Abbruscato, infatti, “già il numero diventa determinante, ma soprattutto è una questione di qualità della frequentazione. Dopo il Covid sono arrivate in montagna persone che non hanno idea di come si viva in montagna. Questa nuova frequentazione sta mettendo sotto stress tutto il sistema dell’alta montagna”.

Uno dei problemi principali riguarda i bivacchi, rifugi spartani e non custoditi pensati per offrire riparo agli escursionisti durante una sosta o un pernottamento. “C’è una volgarità nelle azioni che abbiamo visto: rompere le pagine di un libro, buttare un materasso fuori dal bivacco, fare i propri bisogni all’interno. È la misura di quanto sta accadendo. La frequentazione sta scadendo e non sappiamo ancora che cosa fare. È impensabile un sistema di controllo degli accessi”, spiega ancora Abbruscato.

Su un punto, però, il presidente del Cai Veneto è categorico: “Non vogliamo che la montagna venga militarizzata”. Ma il punto rimane: “Non possiamo continuare a pensare di portare in funivia tutti in alta montagna. Troviamo persone in ciabatte a 2mila metri. Il problema non è impedire alle persone di frequentare la montagna, ma fare in modo che la frequentazione avvenga con consapevolezza, rispetto e conoscenza dell’ambiente”.

Resta, però, lo sgomento per quanto accaduto negli ultimi mesi: “Siamo veramente avviliti di fronte all’inciviltà imperante. Siamo di fronte a una stupidità ingiustificata. Abbiamo avuto parecchi problemi quest’estate: è stata la peggiore in assoluto dai primi anni Ottanta per le difficoltà che abbiamo dovuto affrontare”.

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