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Verso Pontida, l’assemblea dei “ribelli” leghisti con Romeo e Fontana: “Zaia scenda dalla gondola e prenda il partito”

Alla vigilia del raduno, militanti e amministratori locali nordisti si incontrano in Brianza: "Torniamo a fare il sindacato del Nord. Meno ponte di Messina, più Milano-Meda"
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“Ci siamo rotti il cazzo di vedere che la situazione va male. Dobbiamo restringere la distanza tra la dirigenza del partito e il territorio”. Andrea Basilico è il sindaco di Cogliate, in Brianza. Ha quarant’anni e ha passato più di metà della sua vita da militante leghista. Con il microfono in mano, racconta il disagio verso le scelte del suo partito di fronte agli oltre trecento militanti che si sono riuniti a Lazzate insieme al governatore lombardo Attilio Fontana e al segretario della Lega Lombarda Massimiliano Romeo, capogruppo del partito al Senato. Nella settimana di Pontida, i due big leghisti, che in estate hanno dato voce al malumore della base, regalano metafore: “Oggi vedo troppo individualismo, troppi bravissimi solisti”, avverte Romeo, “ma non vedo l’orchestra, manca la sinfonia, quello che davvvero manca è lo spirito di comunità”.

A rendere esplicita la metafora ci pensano però gli amministratori e i militanti leghisti: “In questi otto anni da sindaco ho imparato tanto dai miei cittadini che mi chiedono di non chiudermi nel palazzo. È faticoso ma lo faccio con orgoglio. Ma oltre a farlo noi sindaci dovrebbe farlo anche la dirigenza della Lega”, accusa il sindaco brianzolo. Un sentimento diffuso tra i tanti sindaci leghisti che partecipano alla serata. “Qui a Lazzate è dal 1993 che abbiamo sindaci leghisti con giunte monocolore” racconta il primo cittadino Andrea Monti, figlio dello storico senatore del Carroccio Cesarino Monti. “Noi non cerchiamo un posto da qualche parte”, avvisa, “ma siamo qui perché ci batte ancora il cuore per la Lega. Non vogliamo dividere, ma salvare una comunità politica”.

Il grido di allarme continua a rimanere inascoltato dai vertici e il partito è in caduta libera nei sondaggi. “Quando vediamo ogni lunedì il segno meno nei sondaggi, non pensiamo ai posti, ma al futuro della Lega e della nostra terra. Da amministratori conosciamo la differenza tra dare risposte e fare un banner online da diecimila like”. E c’è chi si spinge a chiedere esplicitamente il cambio della segreteria: “Ognuno di noi ha una data di scadenza” avverte l’ex consigliere regionale leghista Marco Mariani. “Matteo Salvini ha avuto il merito di riportarla a galla, ma adesso la Lega va male. Ci sono tre persone in grado di prenderla: Fedriga, Fontana e Zaia. Ma è ora che Zaia scenda dalla gondola e prenda in mano il partito”. La tempistica? “Subito, per tre o quattro mesi fino a gennaio, poi congresso. Il nuovo segretario non deve essere Churchill ma ci deve far tornare a fare il sindacato del Nord”. Come? “Meno Ponte di Messina, più Milano-Meda”.

Il segretario Romeo e il governatore Fontana ascoltano e prendono appunti. Mancano pochi giorni a Pontida e rimane l’interrogativo su come reagirà il popolo della Lega sotto e sul palco. “Sto già preparando il dicorso” conclude Romeo sorridendo. Anche se la certezza del suo intervento dal palco ancora non c’è: “La scaletta viene fatta dal segretario il giorno prima dunque solo sabato saprò se parlerò. Ma non vedo motivo per cui non dovrei parlare. Soprattutto se è la Pontida dell’unità, dove siamo tutti uniti…”

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