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Rinviata ancora la tassa di due euro sui piccoli pacchi di provenienza extra Ue: entrerà in vigore a dicembre

Sarebbe dovuta partire il 1° gennaio 2026, poi è stata spostata al 1° luglio, quindi al 1° ottobre e adesso al 1° dicembre 2026. Rinviandola ancora di due mesi lo Stato rinuncia a circa 40,8 milioni di entrate previste
Rinviata ancora la tassa di due euro sui piccoli pacchi di provenienza extra Ue: entrerà in vigore a dicembre
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Era stata introdotta con la manovra, perché entrasse in vigore a partire dal primo gennaio 2026. Ma da allora ha già subito tre rinvii. Non c’è ancora accordo sulla tassa sui mini-pacchi extra Ue: la partenza slitta ancora al 1º dicembre. Solo allora, eccetto ulteriori ripensamenti, verrà applicata la tassa di due euro sui piccoli pacchi, dal valore inferiore a 150 euro, in arrivo da fuori dell’Unione Europea. Il nuovo rinvio pesa sulle casse dello Stato per 40,8 milioni di euro.

Prevista nella legge di bilancio per il 2026, era stata poi temporaneamente rinviata una prima volta dal decreto fiscale di primavera, che aveva posticipato l’entrata in vigore al 1º luglio. A fine giugno, poi, con un decreto-legge il governo aveva rinviato nuovamente: dal 1º luglio al 1º ottobre. E adesso una nuova proroga: dal 1º ottobre al 1º dicembre. Di fatto, la norma entrerà in vigore – se lo farà – quasi un anno dopo la sua approvazione.

La tassa italiana si sovrappone, tra l’altro, a un suo corrispettivo europeo: a partire dal 1º luglio 2026, infatti, è entrato in vigore in tutta Europa un dazio di tre euro sui piccoli pacchi extraeuropei dal valore inferiore a 150 euro. Una tassa applicata sul singolo prodotto importato e non sull’intera spedizione: l’acquisto online di tre oggetti diversi, con categorie merceologiche differenti, da una piattaforma di e-commerce extraeuropea costa non tre euro in più, bensì nove.

La ratio di entrambi i tributi è quella di tutelare la competitività delle aziende europee davanti allo strapotere di piattaforme e-commerce come Shein, Aliexpress e Temu che negli anni hanno fruito proprio dell’assenza di dazi nell’esportazione in Europa di merce da pochi euro (i cosiddetti “mini pacchi”). Secondo dati delle dogane francesi citati a fine agosto dal ministero dell’Economia di Parigi, dopo l’entrata in vigore del dazio le importazioni di piccoli pacchi nell’Ue sono diminuite del 30-40%.

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