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La “striscia di Gaza” dei “rifiuti plastici stoccati fuori controllo”, Corepla in amministrazione giudiziaria per “agevolazione colposa di Synextra”

Il Tribunale di Milano contesta al consorzio presunte carenze nei controlli che avrebbero consentito il protrarsi delle irregolarità negli impianti Synextra di Corsico e Milano. Gli inquirenti: "Sovrastoccaggi, rifiuti accumulati sul nudo terreno, materiali rietichettati, analisi contestate e carichi respinti all'estero". Corepla non è indagato per il traffico illecito di rifiuti
La “striscia di Gaza” dei “rifiuti plastici stoccati fuori controllo”, Corepla in amministrazione giudiziaria per “agevolazione colposa di Synextra”
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“Fanno quello che vogliono”, “così nessuno ci capisce niente”, “l’importante è che la roba vada a riciclo”. Nelle intercettazioni raccolte dalla Dda di Milano c’è il racconto delle ipotizzate anomalie negli impianti Synextra e dei controlli di Corepla. Il consorzio non è indagato per i reati ambientali: nei suoi confronti la Procura contesta una presunta agevolazione colposa. C’erano, per gli inquirenti, i carichi respinti all’estero, gli inventari che non tornavano, il materiale senza etichetta, le analisi che sulla carta risultavano conformi mentre nei magazzini si accumulavano prodotti contestati. E c’erano, dall’altra parte, i controlli di Corepla, che secondo il Tribunale di Milano avrebbero registrato quelle anomalie senza riuscire a interrompere il meccanismo.

È su questo scarto che si fonda l‘amministrazione giudiziaria disposta per un anno nei confronti di Corepla, il Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica. La misura è stata applicata dalla Sezione autonoma Misure di prevenzione del Tribunale di Milano, su proposta della Dda, ai sensi dell’articolo 34 del Codice antimafia. Amministratore giudiziario è stato nominato Luigi Giovanni Saporito, giudice delegato Giulia Cucciniello. Corepla non è indagato per il traffico illecito di rifiuti contestato a Synextra. Al consorzio viene attribuita una presunta agevolazione colposa, riconducibile, secondo la Procura, a carenze organizzative e di vigilanza che avrebbero consentito il protrarsi delle irregolarità. A eseguire il provvedimento la Direzione investigativa antimafia di Milano e il Reparto operativo del Comando carabinieri per la Tutela ambientale e la Sicurezza energetica con sede a Roma.

L’inchiesta penale riguarda invece i vertici e alcuni dipendenti di Synextra, società consorziata con impianti a Corsico e Milano. Secondo gli investigatori, tra il 2023 e il 2025 sarebbero state gestite illecitamente ingenti quantità di rifiuti plastici della filiera Corepla: oltre 78 mila tonnellate nel 2023 e 73 mila nel 2024. Tra le condotte contestate dagli inquirenti figurano stoccaggi incontrollati, miscelazioni di rifiuti urbani con rifiuti speciali e industriali, anche provenienti dall’estero, e alterazioni delle analisi qualitative e delle etichettature per qualificare come conformi materiali che non lo sarebbero stati. Il rapporto economico con Corepla era rilevante: secondo il decreto, tra il 2020 e il 2025 Synextra ha fatturato al consorzio oltre 69,5 milioni di euro, una quota compresa tra il 54 e l’86 per cento dell’intero volume d’affari degli impianti interessati.

La “striscia di Gaza” di Corsico

È proprio nell’impianto di Corsico, in via Privata Archimede 4/6, che gli atti dell’inchiesta descrivono una delle aree più emblematiche della gestione contestata. Nel decreto del Tribunale di Milano compare infatti l’espressione convenzionale “striscia di Gaza”, utilizzata internamente dagli indagati per indicare una precisa porzione del piazzale e dello stabilimento. Secondo quanto emerge dall’imputazione e dagli atti investigativi, quell’area non sarebbe stata prevista né autorizzata allo stoccaggio di rifiuti dall’Autorizzazione Integrata Ambientale, rilasciata dalla Città Metropolitana di Milano.

I rifiuti di matrice plastica, provenienti prevalentemente dalla filiera Corepla e, secondo gli atti, anche da altre fonti, sarebbero stati accumulati in balle o all’interno di “big bags”, appoggiati direttamente sul nudo terreno. L’utilizzo della zona sarebbe servito, secondo la ricostruzione degli inquirenti, a fronteggiare i continui sovrastoccaggi e l’ingente flusso di plastica in ingresso, superando di fatto gli spazi di capienza consentiti. La contestazione degli inquirenti è che questo sistema avrebbe permesso a Synextra di continuare a ricevere e movimentare grandi quantità di materiale, introitando i relativi corrispettivi, senza sostenere — secondo l’ipotesi accusatoria — i costi necessari per il corretto avvio a riciclo o smaltimento dei materiali eccedenti.

Gli atti descrivono inoltre presunti accorgimenti adottati in occasione dei sopralluoghi degli organi di vigilanza, comprese le ispezioni dell’ARPA. Secondo la ricostruzione investigativa, sarebbero state adottate misure per impedire o limitare l’accesso alle aree di stoccaggio irregolare, come lo spegnimento dell’impianto di lavaggio, la simulazione di interventi di manutenzione e la chiusura dei cancelli di delimitazione. A fare da sfondo a queste contestazioni c’è anche la descrizione dello stato dell’impianto contenuta nelle intercettazioni e negli atti. In una conversazione del 5 settembre 2024, due responsabili Corepla discutono delle condizioni dello stabilimento di Corsico e viene riferita anche la presenza di “dieci centimetri di acqua a terra”, mentre sono in discussione le contestazioni sulla qualità del FILM neutro destinato all’estero. Le condizioni dell’impianto e la gestione degli spazi diventano così uno degli elementi attraverso i quali gli investigatori ricostruiscono il funzionamento del sistema contestato: da una parte l’accumulo crescente di materiale, dall’altra la necessità di far fronte ai flussi in ingresso e ai controlli sulla qualità.

Le intercettazioni

Le intercettazioni restituiscono anzitutto il linguaggio interno a Synextra. L’8 aprile 2024 il direttore generale, parlando con un altro propone di “imboscarsi” materiale MPR di proprietà Corepla per destinarlo a una richiesta specifica. Il 29 aprile, sempre il primo, sintetizza così la propria idea del rapporto con il consorzio: “Perché stare con COREPLA vuol dire che maneggi tu il tuo materiale all’interno del contratto e io maneggio che cazzo voglio all’interno del contratto”. Il 12 giugno arriva un momento di allarme. Dopo alcuni respingimenti di rifiuti in Croazia e l’avvio di controlli, un altro dipendente di Synextra, dice: “Adesso ci sfondano! […] mi è arrivato il FILM in Croazia, mi ha chiamato COREPLA”. Nella stessa conversazione suggerisce che il presidente vada personalmente dal consorzio a chiedere scusa per ottenere lo stop alle verifiche.

È però nelle conversazioni dei funzionari Corepla che, secondo il decreto, emergerebbe la conoscenza delle criticità. Il 23 ottobre 2024 la responsabile della Funzione Qualità discute con un collega delle anomalie negli inventari e delle 141 tonnellate di FIL/M non rilavorate a Corsico. La sua risposta è: “E lo so, ma così nessuno ci capisce niente, fanno quello che vogliono”.

Una settimana dopo, di fronte alla segnalazione di materiale CHEMIX non etichettato e difficilmente distinguibile dal FILM/C, la funzionaria replica: “La roba è la stessa… cioè… sono misti poliolefinici… e non è che c’è molto da fare”. Il 31 ottobre un altro dei protagonisti parla di un “gioco a scatola cinese” per descrivere l’attribuzione dei materiali privi di etichetta. Quando insiste sulla necessità di far emergere le irregolarità nei comitati di direzione, Tomasini afferma che l’importante è che “la roba vada a riciclo” e che non ci siano problemi con i numeri.

Gli atti riportano poi le anomalie nelle analisi. Il 5 settembre 2024 due responsabili Corepla discutono delle condizioni dell’impianto, dove vengono riferiti anche “dieci centimetri di acqua a terra”, e delle contestazioni sulla qualità del FILM neutro inviato all’estero, nonostante gli esiti delle analisi risultassero conformi. Il decreto richiama inoltre dichiarazioni di dipendenti Synextra sulla preparazione di balle particolarmente «pulite» da sottoporre ai campionamenti. Anche i numeri degli inventari diventano un segnale. Il 20 giugno viene rilevata una giacenza contabile di circa 2.500 tonnellate di plasmix a fronte di una quantità fisica che, secondo gli atti, sarebbe stata molto inferiore o in alcuni casi assente.

Le rietichettature

L’8 ottobre è il direttore generale di Corepla a parlare dei limiti del sistema. Intercettato con il presidente di C.A.R.P.I., afferma che alcuni impianti consorziati rietichettano e movimentano autonomamente materiale che “pescano dai nostri rifiuti, perché è questa la realtà”. In un’altra conversazione, con il responsabile Riciclo descrive così l’efficacia dei presidi contrattuali: “Abbiamo i presidianti lì, tutta una serie di cose… e in un modo e nell’altro bypassano e ci prendono per il culo”.

Per i giudici, il punto non è dunque dimostrare una partecipazione dolosa di Corepla agli illeciti contestati a Synextra. Il tema è se, davanti a segnali ripetuti e circostanziati, il consorzio abbia esercitato controlli adeguati, adottato sanzioni o interrotto il rapporto con l’impianto. La conclusione del decreto è che quelle anomalie sarebbero state ricondotte troppo spesso a semplici violazioni contrattuali, senza interventi capaci di impedire il protrarsi della gestione contestata. L’amministrazione giudiziaria non interrompe l’attività di Corepla. Si tratta di una misura di prevenzione e di “tutoraggio”: l’amministratore giudiziario dovrà affiancare la governance, riesaminare le convenzioni con i centri di selezione e stoccaggio e verificare i sistemi di audit e controllo interno. Il consorzio continuerà quindi a garantire il servizio della filiera nazionale, con circa 2.500 aziende consorziate e 7.534 Comuni convenzionati. Nel 2025 il volume d’affari dichiarato è stato di 945 milioni di euro.

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