Livorno, dopo 14 anni gli Orti urbani rischiano di sparire per far posto a palazzi e parcheggi. “Pronti a resistere allo sgombero”
Quando 14 anni fa un gruppo di cittadini livornesi ha deciso di impegnarsi per ripulirla, l’area verde di via Goito era poco meno di una discarica a cielo aperto. Dopo settimane di lavoro, il polmone verde da sei ettari è stato reso di nuovo fruibile e restituito alla comunità. Da allora, con la creazione degli Orti urbani, via Goito è diventato uno spazio di socialità autogestito. Entro pochi giorni, però, la sua storia potrebbe cambiare. Dopo tre aste andate deserte, a fine giugno l’impresa edile Frangerini si è aggiudicata l’area per poco più di un milione di euro. Il progetto è quello di costruire quattro palazzine da quattro piani l’una, a cui si aggiungerebbero altri 2mila metri quadri di cemento per parcheggi e viabilità. Una prospettiva a cui si oppone strenuamente il Collettivo orti urbani Livorno che, dal 6 settembre, è in presidio permanente, accampato nell’area per impedire l’inizio dei lavori. L’istituto vendite giudiziarie ha tempo fino a fine ottobre per liberare l’appezzamento e consegnarlo al costruttore, ma il Collettivo ha già annunciato di voler resistere pacificamente allo sgombero. L’obiettivo è convincere il Comune a trovare un modo di salvaguardare il verde cittadino, spostando gli indici di edificabilità su un’altra area già urbanizzata e garantendo per iscritto che i sei ettari diventino integralmente un parco pubblico.
A inizio settembre è stato lo stesso sindaco, Luca Salvetti, a illustrare la posizione del Comune sul futuro degli Orti: l’area è privata da sempre ed è occupata senza diritto da 14 anni, durante i quali quattro amministrazioni hanno confermato i diritti di edificabilità stabiliti nel 1999. Il primo cittadino rivendica di aver ridotto con la pianificazione più recente l’impatto dell’intervento, concentrando le costruzioni su una porzione minoritaria del terreno e destinando il resto al verde pubblico. Per il Collettivo, invece, proprio con il Piano operativo, approvato definitivamente nel luglio 2025, l’amministrazione avrebbe compiuto una precisa scelta politica: mantenere edificabile il 20% dell’appezzamento anziché preservarlo integralmente.
“Continuiamo a puntare il dito non tanto contro il costruttore, che chiaramente vuole guadagnare, quanto contro il Comune”, spiega a ilfattoquotidiano.it Arianna Benedetti, del Collettivo orti urbani Livorno. “Sono scelte politiche, se il Comune ci garantisce per iscritto che lì nascerà un parco pubblico, noi ce ne andiamo, ma non possiamo accettare che per speculare si riduca uno spazio che è fondamentale per salvaguardare la biodiversità, ma soprattutto come rifugio climatico, frequentato da anziani e famiglie, contro le ondate di calore“, prosegue Benedetti.
Durante l’estate la mobilitazione è cresciuta. A inizio settembre agli Orti sono arrivate le tende di attivisti da molte città italiane. Il corteo del 5 settembre ha portato in strada, secondo gli organizzatori, circa 3mila persone. Il giorno precedente alcuni attivisti avevano fatto irruzione in tre cantieri riconducibili a Frangerini, per denunciare presunte violazioni delle norme sul lavoro nelle ore più calde. L’imprenditore ha respinto le accuse parlando di una “caccia alle streghe” e ha chiesto l’intervento delle istituzioni a tutela dei propri cantieri.
Nelle ultime settimane, inoltre, è emerso un ulteriore elemento. L’assessora comunale all’Urbanistica e all’Ambiente, Silvia Viviani, e lo stesso Stefano Frangerini siedono da anni negli organismi dirigenti di In/Arch Toscana (Istituto nazionale di architettura), associazione che, tra le altre cose, promuove iniziative su transizione ecologica, riuso urbano e contenimento del consumo di suolo. Oggi entrambi ne sono vicepresidenti. Tale rapporto associativo, da solo, non dimostra alcuna irregolarità o conflitto d’interessi. Lo stesso Collettivo ammette di non avere, al momento, elementi ulteriori: “Sono congiunture che lasciano perplessi”, dice Benedetti, precisando però che non sono state presentate richieste formali al Comune sull’eventuale necessità per Viviani di segnalare quel rapporto o astenersi dagli atti riguardanti l’area.
Intanto il tempo stringe. Entro la fine di ottobre, dovrebbe concludersi la procedura di acquisto e l’area degli Orti, per la quale il giudice ha già disposto la liberazione, dovrà essere consegnata al nuovo proprietario libera da cose e persone. Il Consiglio comunale tornerà a discutere della vicenda e gli attivisti hanno annunciato nuovi presidi e manifestazioni. Poi toccherà al Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica affrontare il tema dello sgombero. “Siamo già pronti a resistere pacificamente”, commenta Benedetti. L’obiettivo, almeno fino all’ultimo giorno utile, resta quello di costringere Comune e proprietario a sedersi attorno a un tavolo e trovare un’altra destinazione per quei metri quadrati edificabili. Prima che le ruspe entrino in via Goito.