Von der Leyen ora rincorre le emergenze climatiche. “È stata l’estate della verità”: l’ammissione tra promesse e contraddizioni
Piroette di Ursula Von der Leyen sul clima, parte seconda. Ora si punta al mercato emergente delle tecnologie di adattamento, dalle colture resistenti alla siccità alla prevenzione delle alluvioni. Tradotto: Si punta a risolvere le emergenze, nel frattempo diventate permanenti (e costose), in mancanza – almeno finora – di politiche di adattamento adeguate. “Sul cambiamento climatico, questa estate è stata l’estate della verità. Quasi nessuna parte del nostro continente è stata risparmiata” ha ammesso la stessa presidente della Commissione Ue, nel corso del discorso sullo Stato dell’Unione europea di fronte alla plenaria del Parlamento. E così ha annunciato l’istituzione di un’Alleanza per l’assicurazione contro i rischi climatici, ha promesso che presenterà “presto” un piano europeo per le ondate di calore (European Heatwave Plan) proponendo la creazione di una Flotta Antincendio Europea (European Firefighting Fleet) per la gestione degli incendi boschivi. Una proposta che arriva dalla Spagna. In più, dato che durante l’estate 2026, una combinazione senza precedenti di ondate di calore record e scarsità di piogge ha gettato in una gravissima crisi idrica oltre la metà del territorio europeo, ecco che von der Leyen ha annunciato pure un’Iniziativa europea per l’acqua, con l’obiettivo di ridurre le perdite della rete idrica e garantire risorse ad agricoltori e industria”.
Il piano di resilienza senza budget né sanzioni
Senza dimenticare che, a ottobre 2026, Bruxelles dovrebbe mettere sul tavolo un nuovo Piano d’azione per la resilienza climatica, individuando i cento territori più vulnerabili d’Europa. Solo che, al momento, il piano nasce senza un budget autonomo aggiuntivo o sanzioni immediate per gli Stati inadempienti. Da un lato è la promessa (per ora di quello si tratta) di politiche sull’adattamento climatico più incisive e lasciate meno alla discrezione dei singoli Stati membri, dall’altro – con 93 miliardi di euro bruciati dagli eventi estremi nel solo 2025 – non si fa fatica a definirle politiche di rincorsa all’emergenza. Tutto questo si somma ai continua tira e molla sulle politiche di mitigazione del cambiamento climatico, che puntano a ridurre le emissioni e, soprattutto, spingere verso la transizione ecologica.
La transizione intermittente
Dopo aver annunciato politiche europee da sbarco sulla Luna, aver smantellato la navicella spaziale con cui ci si doveva arrivare (il Green Deal) e poi aver promesso – appena la scorsa primavera, complice la guerra in Medio Oriente – un’accelerazione sulla transizione, nel discorso sullo Stato dell’Unione la presidente della Commissione europea ha dichiarato che l’Ue “manterrà la rotta” verso i target di emissioni nette zero. Ma se le parole hanno un peso, le azioni ne hanno uno maggiore. E, nel frattempo, dopo aver cancellato il divieto assoluto di vendita delle auto a benzina e diesel dal 2035, dopo mesi di pressioni da parte dell’industria, a luglio scorso Bruxelles ha presentato anche la revisione dell’Emission Trading System (Ets), il mercato europeo dell’anidride carbonica che in vent’anni ha dimezzato le emissioni dei settori più inquinanti e ha allentato alcuni dei suoi meccanismi fondamentali, concedendo concedendo più tempo e margini ai settori energivori.
La nuova direzione Von der Leyen
Sul fronte energetico, dopo i costi sostenuti per affrancarsi dal gas russo (e finire in una nuova dipendenza dal gnl americano, ndr) e l’impatto della chiusura dello Stretto di Hormuz, l’obiettivo è quello di “raddoppiare la quota di energia elettrica entro il 2040”, tagliando la bolletta delle importazioni di combustibili fossili di 260 miliardi di euro all’anno. A tal fine, von der Leyen ha sollecitato un pacchetto sulle reti elettriche per sbloccare l’allacciamento di oltre 80 GW di capacità rinnovabile. Nel frattempo, però, negli ultimi anni le forti pressioni geopolitiche ed economiche hanno spinto diversi Paesi ad approvare nuove trivellazioni petrolifere. Non fa eccezione l’Italia. Non solo, a fronte dell’impegno di azzerare le emissioni nette entro il 2050, i Paesi membri continuano a stanziare imponenti risorse per agevolazioni fiscali e sussidi indiretti al settore, volti a calmierare i prezzi di benzina, diesel e gas per famiglie e imprese, rallentando di fatto lo stimolo privato verso l’elettrificazione.
Le promesse sull’adattamento
Poi, però, c’è stata un’estate da record negativi su più fronti, a iniziare dagli incendi che hanno colpito diversi Paesi europei, con un impatto “devastante”: 660mila ettari di territorio bruciati, circa 12 milioni di tonnellate di raccolti perduti e oltre 35mila morti in più durante le ondate di calore, con case di cura e ospedali “pericolosamente surriscaldati”. “Nelle Alte Fagne del Belgio, una torbiera formatasi nel corso dei secoli si è trasformata in una distesa di cenere. Le fiamme hanno infuriato dalle montagne d’Irlanda alle isole della Grecia e della Croazia. Sulle Alpi, antichi ghiacciai arretrano ogni giorno di più” ha ricordato la presidente della Commissione Ue. E ha aggiunto: “Questi sono stati i mesi estivi più caldi di sempre, ma probabilmente i più freschi degli anni a venire”. Solo che era già tutto previsto (e annunciato) dalla scienza. Eppure, evidentemente, l’Unione europea non era pronta. In questa situazione, di fatto, “solo circa il 25% delle perdite dovute a catastrofi in Europa è coperto da assicurazioni private. Ciò significa che, troppo spesso, i bilanci nazionali diventano l’assicuratore di ultima istanza”. Sulle ondate di calore, Von der Leyen ha sottolineato la necessità di sistemi di allerta precoce più efficaci e di una migliore preparazione in ambito sanitario: “Dobbiamo puntare sull’adattamento urbano e su soluzioni per il raffrescamento, oltre a sostenere le persone più vulnerabili”. Sulle risorse da investire, però, nessuna dichiarazione.