Caro carburanti, governo in panne: arriva il 15esimo taglio delle accise, forse da ottobre le misure mirate. Opposizioni: “Toppe insufficienti”
E siamo a quindici. Quindici tra decreti legge e decreti interministeriali per ridurre le accise sui carburanti. Prima – dal 18 marzo al 3 luglio – su benzina e diesel, con sconti via via sempre meno generosi. Poi – dal 27 luglio – sul solo gasolio per un beneficio di 17 centesimi al litro. Una successione di provvedimenti a pioggia, e dunque regressivi, per un costo totale di oltre 2 miliardi (senza considerare le misure ad hoc per l’autotrasporto) di cui solo una piccola parte coperta dal meccanismo dell’accisa mobile. Con effetti impercettibili per gli automobilisti, visto che nel frattempo i prezzi alla pompa continuano ad aumentare a causa delle guerre in Medio Oriente e tra Russia e Ucraina. Eppure il governo non riesce a schiodarsi da lì: mercoledì pomeriggio in consiglio dei ministri è atteso il varo di una nuova proroga, probabilmente in forma ancora meno generosa, della misura già in vigore. Nonostante ormai tre settimane fa le veline di Palazzo Chigi avessero annunciato l’arrivo di un intervento “più efficace e selettivo” e pure la premier Giorgia Meloni dalla festa di FdI a Bari, il 4 settembre, avesse confermato che la svolta era in arrivo “perché non possiamo permetterci di spendere soldi per darli a chi non ne ha bisogno o viene a fare benzina dalla Francia“.
Al netto delle fantomatiche code ai trafori e a Ventimiglia, che non risultano visto che a Parigi la benzina sta a 1,99 euro al litro contro i 2,13 dell’Italia e il gasolio poco sopra i 2,24 euro italiani non pare valere la trasferta, lo stallo è palese e sempre più imbarazzante. Tanto più che, oltre alla difficoltà nel trovare le coperture senza avere visibilità sull’eventuale uscita dalla procedura europea di infrazione per deficit eccessivo (il verdetto arriverà il 22), a pesare sono state ancora una volta le divisioni nella maggioranza, con i leghisti contrari a riservare gli aiuti ai nuclei più bisognosi in base all’Isee mentre Forza Italia spingeva per privilegiare proprio “i ceti più deboli” ma anche, al solito, il ceto medio. Per questo l’intenzione sarebbe quella di annunciare già oggi le nuove misure che dovrebbero materializzarsi da ottobre, forse nella forma di un bonus in busta paga per i lavoratori dipendenti con redditi bassi che sarebbe però allargato anche alle partite Iva per non scontentare la Lega.
Le opposizioni attaccano. “Oggi la notizia è che il diesel è a 2,24 euro e ha superato il record storico del 2022“, ha detto Elly Schlein a margine di un’iniziativa a Cattolica con Maurizio Landini. Per la segretaria del Pd, il governo ha messo “toppe insufficienti” e serve invece “tassare gli extra profitti delle società energetiche” per rafforzare gli aiuti a famiglie, lavoratori e imprese. Poi ha rilanciato sulle cinque proposte dem “su come utilizzare i 14 miliardi di flessibilità che l’Italia potrà usare per cambiare finalmente la sua politica energetica, liberarsi dalla dipendenza delle fonti fossili che stanno tartassando le tasche degli italiani”. Anche se quella flessibilità non significa soldi in arrivo da Bruxelles: si tratta solo della possibilità di indebitarsi di più senza deviare dal percorso della spesa pubblica concordato con Bruxelles.
Dal canto suo Giuseppe Conte sui social chiede se “c’è un governo”: “Avete finito di lavorare giorno e notte sulla legge elettorale per salvare il posto? Il mondo fuori dal palazzo chiama. Benzina e diesel salgono ancora. La spesa costa il 30% in più rispetto a 5 anni fa. Sui mutui altre batoste per i cittadini. In un Paese normale si andrebbero a prendere risorse da chi dalle crisi ha incassato profitti enormi e fuori scala in tutti questi anni. Banche, industria delle armi, colossi energetici…Tutti intoccabili: ma se si tratta di tagliare le misure contro la povertà o di aumentare le tasse a chi perde potere d’acquisto ci mettono un attimo. Sono leoni in questo”.
Intanto sui conti del provvedimento di agosto, finanziato tra il resto con un taglio da 86 milioni di euro al Fondo per gli interventi strutturali di politica economica, sono arrivati anche i rilievi dei tecnici di Camera e Senato. Il Servizio studi ha chiesto chiarimenti sulle coperture e sulla quantificazione degli effetti finanziari. Dubbi anche sulla contabilizzazione dei rimborsi: a differenza dei precedenti interventi sulle accise, questa volta la quota prevalente degli esborsi è stata spostata al 2027. I tecnici chiedono al governo di spiegare le ragioni dello slittamento e le tempistiche amministrative che lo giustificano. Più di un interrogativo anche sulla quantificazione delle risorse, 130 milioni, che dovrebbero arrivare dall’anticipo fiscale chiesto ai grandi gruppi energetici (un versamento anticipato sulle ritenute e imposte sostitutive relative agli utili deliberati). La norma, infatti, si applica quest’anno solo agli utili la cui distribuzione è stata deliberata prima del 27 agosto: quelli deliberati da quella data a fine anno restano esclusi. Va quindi verificato, osservano i tecnici, se la platea effettiva sia inferiore a quella utilizzata dal governo per stimare le entrate. In quel caso ci sarebbe un buco da coprire.