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Caro carburanti, taglio delle accise in versione ridotta fino al 5 ottobre. Giorgetti spera nell’Ecofin per un accordo sulla tassa sugli extraprofitti

Lo sconto (il quindicesimo) scende a 12,2 cent al litro dal 18 al 25 settembre, poi cala ancora a 6,1 cent. A quel punto, dice Meloni, scatteranno le accise mobili. Ma il maggior gettito Iva di settembre potrà finanziare i tagli solo per poco
Caro carburanti, taglio delle accise in versione ridotta fino al 5 ottobre. Giorgetti spera nell’Ecofin per un accordo sulla tassa sugli extraprofitti
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E siamo a quindici. Quindici tra decreti legge e decreti interministeriali per ridurre le accise sui carburanti. Prima – dal 18 marzo al 3 luglio – su benzina e diesel, con sconti via via sempre meno generosi. Poi – dal 27 luglio – sul solo gasolio per un beneficio di 17 centesimi al litro. Una successione di provvedimenti a pioggia, e dunque regressivi, per un costo totale di oltre 2 miliardi (senza considerare le misure ad hoc per l’autotrasporto) di cui solo una piccola parte coperta dal meccanismo dell’accisa mobile. Con effetti impercettibili per gli automobilisti, visto che nel frattempo i prezzi alla pompa continuano ad aumentare a causa delle guerre. Il governo Meloni mercoledì ha prorogato, in forma ancora meno generosa, la misura già in vigore: il taglio scende a 12,2 cent al litro dal 18 al 25 settembre, poi fino al 5 ottobre cala ancora a 6,1 cent. A quel punto, ha detto la presidente del consiglio in conferenza stampa, “interviene il sistema delle accise mobili” che consentono di utilizzare il maggior gettito Iva incassato dallo Stato per effetto del rincaro dei carburanti per ridurre l’imposta versata dagli automobilisti. Per quanto tempo basterà il bottino di settembre non è però dato saperlo. Di sicuro non molto.

Del resto l’attenzione si è inevitabilmente concentrata su un’altra misura, l’abolizione del bollo per il 70% del parco auto e moto nel solo 2027 annunciata a sorpresa prima della riunione. Si è sostanziata in questa mossa pre elettorale di berlusconiana memoria l’attesa svolta dalle misure emergenziali all’intervento “più efficace e selettivo” promesso da settimane perché, aveva detto la stessa premier, “non possiamo permetterci di spendere soldi per darli a chi non ne ha bisogno o viene a fare benzina dalla Francia“. Anche se code ai trafori e a Ventimiglia non se ne sono viste: considerato che a Parigi la benzina sta a 1,99 euro al litro contro i 2,13 dell’Italia e il gasolio poco sopra i 2,24 euro italiani, la trasferta non pare granché conveniente.

Per l’esecutivo, che ha intanto confermato i provvedimenti che riguardano gasolio agricolo e autotrasportatori, la questione per ora pare risolta così. Anche se il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti parlando in conferenza stampa ha ammesso che “La situazione relativa al carburante e all’energia va sempre peggiorando sotto molteplici aspetti”, anticipando che se ne parlerà all’Ecofin di Dublino il prossimo weekend: “Ricorderete che abbiamo scritto una lettera, siamo partiti in 5 ma penso che altri si aggiungeranno rapidamente”. La missiva inviata al ministro delle Finanze irlandese che presiede l’Ecofin chiedeva che alla riunione di settembre si definisse “un’azione comune che garantisca che coloro che traggono profitto dalla crisi contribuiscano a ridurre l’onere che grava sulla popolazione”. Tradotto: muoviamoci insieme per tassare gli extraprofitti energetici. Ma arrivare a un intervento coordinato sarà estremamente complesso: “Quando si parla di Europa si può essere ottimisti ma in modo assai prudente”, ha messo le mani avanti il leghista.

Intanto sui conti del provvedimento di agosto, finanziato tra il resto con un taglio da 86 milioni di euro al Fondo per gli interventi strutturali di politica economica, sono arrivati anche i rilievi dei tecnici di Camera e Senato. Il Servizio studi ha chiesto chiarimenti sulle coperture e sulla quantificazione degli effetti finanziari. Dubbi anche sulla contabilizzazione dei rimborsi: a differenza dei precedenti interventi sulle accise, questa volta la quota prevalente degli esborsi è stata spostata al 2027. I tecnici chiedono al governo di spiegare le ragioni dello slittamento e le tempistiche amministrative che lo giustificano. Più di un interrogativo anche sulla quantificazione delle risorse, 130 milioni, che dovrebbero arrivare dall’anticipo fiscale chiesto ai grandi gruppi energetici (un versamento anticipato sulle ritenute e imposte sostitutive relative agli utili deliberati). La norma, infatti, si applica quest’anno solo agli utili la cui distribuzione è stata deliberata prima del 27 agosto: quelli deliberati da quella data a fine anno restano esclusi. Va quindi verificato, osservano i tecnici, se la platea effettiva sia inferiore a quella utilizzata dal governo per stimare le entrate. In quel caso ci sarebbe un buco da coprire.

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