L’Ue apre (parzialmente) all’Ucraina: “Adesione graduale, ma no ad alcuni loro prodotti agricoli”. Kiev: “A queste condizioni non ci interessa”
È finito, almeno per il momento, nel peggiore dei modi lo sforzo dell’Unione europea di spingere l’adesione dell’Ucraina nel club dei 27. La tanto attesa proposta della Commissione europea, frutto di mesi di lavoro per schivare i veti dei vari Stati membri e, allo stesso tempo, permettere a Kiev di integrarsi il più possibile nell’Ue, non si è scontrata non con l’ostruzionismo del Viktor Orbán di turno, con i nazionalismi che continuano ad avanzare o con l’ingerenza russa nei processi democratici europei. A frenare gli entusiasmi di Bruxelles è il Paese di Volodymyr Zelensky che, fa sapere, alle condizioni pensate dall’Ue non è interessato all’adesione.
Il martedì di Strasburgo è stato lungo e carico d’attesa per la proposta di Palazzo Berlaymont. E per rendere l’atmosfera ancora più solenne, il piano per l’adesione dell’Ucraina, parallelamente ad altri Stati candidati come Montenegro, Albania e Moldavia, è stato presentato in una conferenza stampa con la commissaria per l’Allargamento, Marta Kos, che si è detta “fiduciosa” per come il processo sta andando avanti, arrivando a rivolgersi direttamente al Consiglio Ue per invocare “un forte impegno politico dei leader” europei: “Negli ultimi nove mesi abbiamo ottenuto risultati superiori a quelli ottenuti negli ultimi 25 anni e questo non sarebbe stato possibile senza gli Stati membri”, ha dichiarato.
Forse non immaginava che, invece, mancasse un completo allineamento anche con alcuni dei Paesi candidati, come l’Ucraina. L’attesa era tutta per il dossier Kiev, il più delicato sia dal punto di vista economico, politico e anche giuridico. A svelare la strategia europea, a fine maggio scorso, era stato il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, che aveva introdotto una formula mai sperimentata prima in Europa, e nemmeno contemplata dai Trattati, proponendo di accogliere l’Ucraina come “membro associato“. Un termine che, come aveva già spiegato anche Ilfattoquotidiano.it, non ha alcun valore stando ai Trattati, ma che nasconde solo un accordo di associazione particolarmente rafforzato come ne sono stati stipulati negli anni con altri Paesi extra-Ue, da Israele al Regno Unito. Una cooperazione stretta, quindi, su diversi capitoli che non avrebbe comunque fornito all’Ucraina pari diritti e doveri di uno Stato membro. Perché una vera adesione in tempo di guerra e con un territorio de facto non definito è irrealizzabile. Lo ha dovuto ammettere la stessa Kos nella conferenza stampa: “Ci sono due modi in cui l’Ue può rafforzarsi. Con l’allargamento, che ci ha reso più forti, o con più partnership. E quello di cui Ursula von der Leyen parlava (la formula di membro associato, ndr) significa cosa possiamo offrire, al massimo, a un Paese che non è europeo. Siamo molto aperti ad andare oltre, ma per il momento i trattati Ue non consentono lo status di membro associato”.
Ma quando sempre il capo dell’esecutivo tedesco si è recato a sorpresa nel Paese di Volodymyr Zelensky, si è pensato che a Bruxelles fosse stata trovata la formula giusta per stringere un accordo definitivo con Kiev. Un’intesa che superasse l’ostruzionismo, ad esempio, dell’Ungheria che chiedeva garanzie per la comunità magiara che vive in Ucraina, o quello di Paesi a vocazione prettamente agricola, come la Polonia, che non vedevano di buon occhio un afflusso di prodotti, in particolar modo grano, ucraini nel mercato comunitario. Oppure quello di Stati membri che stanno continuando a portare avanti il proprio processo di integrazione grazie ai fondi europei che, con l’entrata di Kiev, sarebbero stati sensibilmente limitati. Per cancellare questi timori, ha spiegato Kos, Palazzo Berlaymont ha pensato una serie di misure mirate per “limitare in modo significativo il sostegno finanziario e l’accesso al mercato” per “i prodotti agricoli” ucraini “sensibili“, alla luce delle “dimensioni, della struttura e dell’elevatissima produttività” del settore agricolo dell’Ucraina. Al tempo stesso, Bruxelles avrebbe aiutato Kiev a “riottenere l’accesso ai suoi tradizionali mercati di esportazione nei Paesi terzi”. “L’integrazione parziale sarà possibile e l’Ucraina diventerà membro dell’Ue”, ha garantito Kos precisando che l’obiettivo rimane quello di “proteggere gli agricoltori europei“.
Peccato che a Kiev non siano d’accordo con queste esenzioni. Così, interpellato da Politico, il ministro dell’Agricoltura ucraino, Taras Vysotskyi, ha dichiarato che il suo governo “non può accettare” un modello di adesione all’Ue che limiti in modo permanente le vendite di determinati prodotti alimentari all’interno del blocco: “Per noi c’è una differenza fondamentale tra un periodo di transizione e una restrizione permanente – ha dichiarato – L’Ucraina è pronta al primo. La seconda sarebbe contraria alla logica stessa della piena adesione all’Unione europea”.
Resta da capire se e quando, sicuramente dopo la fine della guerra, i Paesi più restii all’apertura all’Ucraina del mercato comune europeo saranno disposti a cedere su questo punto. Tanto che la Commissione preferirebbe aiutare Kiev a rientrare nei suoi mercati di esportazione storici, come l’Africa e il Medio Oriente, mantenendo una sorta di barriera rispetto al mercato europeo. Vysotskyi sostiene invece che l’Ucraina non dovrebbe essere vista “esclusivamente” come una minaccia per gli agricoltori europei: “Il nostro obiettivo è quello di raggiungere l’adesione a un settore che vende in Europa non solo cereali e altre materie prime, ma anche mangimi per animali, prodotti trasformati e biocarburanti“. E ha confermato che l’Ucraina è aperta a periodi di transizione che potrebbero includere l’introduzione graduale di aiuti all’agricoltura, quote temporanee e misure di salvaguardia per i prodotti sensibili, ma con una data di scadenza.
È con uno sguardo ai problemi che si presenteranno negli anni a venire che, probabilmente, la Commissione ha pensato quindi di proporre che i processi di adesione possano essere portati avanti in sede di Consiglio Ue a maggioranza qualificata e non più assoluta. In questo modo sarebbe più semplice aggirare i veti dei singoli Stati preoccupati dalle ripercussioni sui propri interessi nazionali. “Non stiamo usando l’unanimità soltanto per aprire e chiudere i capitoli. Dobbiamo usare l’unanimità anche per mandare una lettera a un Paese candidato per dirgli cosa deve fare – ha spiegato Kos spostando l’attenzione sul tema della burocrazia – Si tratta di velocizzare il processo, non di abbassare le richieste ai candidati. ‘Basato sul merito’ non significa lento”. Ma sull’adesione dell’Ucraina il merito non sembra essere la prima preoccupazione dei 27 membri.