L'amicizia tra Tullio De Piscopo e Pino Daniele - 2/2
Un intervento in qualche modo salvifico, quello della voce di “Je so’ pazzo”, se è vero che in un primo momento De Piscopo pensò al suicidio assistito in Svizzera: “Mi avevano dato sei mesi di vita e non volevo essere di peso a nessuno. Volevo sparire, e basta. Fuori dal centro diagnostico mi misi su una panchina e, con la sigaretta in bocca, pensai che fosse la soluzione più dignitosa. Ci rimasi per ore, da solo. Poi, all’improvviso, realizzai che avrei voluto vedere i nipotini crescere e lasciai perdere. Mi aiutarono la Madonna, l’amore, la musica e Pino Daniele, che anche adesso è parte della mia famiglia. Alla fine la mia guarigione sorprese tutti”. Quel periodo difficile gli lasciò anche una lezione di vita: “Mi fece capire tante cose. Innanzitutto, quanto è cattivo il mondo. Molte persone mi evitarono subito, qualche musicista mi abbandonò senza neanche aspettare un po’”, racconta De Piscopo, che dopo tanti anni di carriera sente di non avere rimpianti, nemmeno quello di aver perso il treno per l’America.
“Per gli States mi fecero grandi offerte, ma io non volevo diventare come loro. Non volevo drogarmi. Lo dico perché non è mai stata roba per me, mentre in quegli anni in America si facevano tutti”, fa sapere. E a chi pensa che il successo pop abbia in qualche modo tolto qualcosa al suo percorso fatto di collaborazioni con i più grandi esponenti della musica mondiale, da Miles Davis a Quincy Jones e Chet Baker, risponde senza peli sulla lingua: “Ho sempre fatto il dito medio a tutti quelli che me lo dicevano, la loro era solo invidia. Con quelle canzoni, ‘Andamento lento’, ‘Stop Bajon’ eccetera, ho comprato casa e ho mantenuto la famiglia. Sono un musicista libero”.