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Adottare un cane al concerto di Jovanotti per svuotare i canili, l’iniziativa al Jova Summer Party: “130 mila animali abbandonati ogni anno e oltre il 70% di quelli lasciati in strada muore. È un fenomeno enorme”

Monica Gagliardi, Chief Customer Officer di Arcaplanet e alla guida della Fondazione Arcaplanet, racconta il progetto “A come Adozione” e la campagna contro l’abbandono arrivata anche al Jova Summer Party, tra emergenza randagismo, adozioni consapevoli e il legame personale con il suo cane Dante

di Lorenza Maria Giustizieri
Adottare un cane al concerto di Jovanotti per svuotare i canili, l’iniziativa al Jova Summer Party: “130 mila animali abbandonati ogni anno e oltre il 70% di quelli lasciati in strada muore. È un fenomeno enorme”

Chi l’ha detto che da un concerto si torna a casa solo con una canzone in testa? E se, invece, si tornasse con l’adozione di un cane o un gatto? È quello che è successo, almeno idealmente, al Jova Summer Party, dove tra musica, estate e migliaia di persone ha trovato spazio anche un tema molto meno leggero: quello degli animali abbandonati e di quelli che aspettano ancora una casa. A portarlo tra il pubblico è stato “A come Adozione”, il progetto della Fondazione Arcaplanet, ma dietro l’iniziativa c’è soprattutto una convinzione personale: per Monica Gagliardi, Chief Customer Officer di Arcaplanet e alla guida della Fondazione, parlare di adozione significa prima di tutto parlare di responsabilità, di canili e di animali che non smettono di aspettare.

E proprio entrando nei canili, guardando quegli animali negli occhi, quella convinzione è diventata ancora più forte: “Li vedo che sono fantastici, che non perdono mai quell’allegria: stanno lì, ma scodinzolano comunque. Questa cosa qua mi colpisce tantissimo e mi fa proprio dire: ‘Ma caspita, certo che bisogna aiutarli!'”. È una delle immagini che torna nel racconto di Monica: animali che hanno perso una casa, a volte dopo essere stati abbandonati, e che nei box dei canili continuano comunque a cercare un contatto, una carezza, qualcuno che si fermi davanti alla loro gabbia. È difficile parlare di adozione senza parlare anche di questa attesa. E ancora più difficile è farlo senza ricordare che, per molti animali, il canile è già il lieto fine di una storia che avrebbe potuto finire molto peggio. Perché “il problema comincia prima, comincia sulla strada”, dice Monica a “Il Fatto Quotidiano”.

La scelta di portare il progetto anche al Jova Summer Party non è stata casuale: “I motivi per i quali abbiamo scelto quest’evento sono due. Il primo è l’affinità con chi promuove e, ovviamente, con il protagonista del tour, che è una persona molto trasversale ai target e soprattutto molto impegnata e vicina alla causa degli animali. Più volte l’abbiamo visto attivarsi di sua sponda nel promuovere adozioni e quant’altro, per cui ho detto: “Alla fine bisogna trovare anche dei personaggi affini'”.
Poi c’è il territorio. L’estate, con le partenze e le vacanze, rischia di trasformare l’abbandono in un fenomeno ancora più visibile. E nel Sud Italia basta spesso uscire dai centri abitati per incontrare una realtà che non ha bisogno di statistiche per mostrarsi: “Il tour era molto focalizzato nel Sud Italia, dove d’estate, prima ancora che dell’adozione, bisogna parlare di lotta all’abbandono. E quindi ho detto: ‘Cogliamo l’opportunità di andare proprio nel Sud, che ha un grande problema’. Se tu vai in giro al Sud e ti sposti leggermente dai centri città, immediatamente inizi a vedere randagi e intere cucciolate”.

Cani che compaiono ai bordi delle strade, cuccioli lasciati insieme, animali che si muovono senza una casa e senza qualcuno che si occupi di loro. Immagini che diventano quasi parte del paesaggio, e forse proprio per questo rischiano di non fare più effetto. Ma dietro ogni cane che si vede per strada c’è una storia. E dietro molti di loro c’è una scelta: “L’obiettivo è quindi quello di utilizzare un momento di festa e partecipazione per riportare l’attenzione su un fenomeno che, soprattutto nei mesi estivi, assume dimensioni ancora più evidenti. Lanciare una sensibilizzazione proprio su territori dove il problema è molto più sentito ci sembrava piuttosto strategico. Da qui nasce la collaborazione che ha portato in giro in una serie di città questo video-manifesto che abbiamo fatto, dove non solo parliamo dell’adozione, ma soprattutto ricordiamo a tutti quanti che abbandonare è un reato. L’obiettivo è ricordare che lasciare un animale per strada non è soltanto una questione di coscienza e responsabilità: se non basta la sensibilità personale a fermare un gesto simile, dovrebbe farlo almeno la consapevolezza delle conseguenze previste dalla legge».

L’adozione non è un momento: è una scelta per sempre

Nelle tappe di Napoli e nelle prossime finali di Roma del 12 e 13 settembre sono stati allestiti spazi dedicati all’iniziativa. Ma lo stand è soltanto il punto di partenza: l’idea è portare chi si ferma davanti a una storia a fare un passo in più: “Abbiamo allestito uno stand con tutta una serie di persone, di personale, che di fatto va a promuovere quello che è il portale che si chiama “A come Adozione”, dove fondamentalmente ci sono i cani e i gatti che possono essere adottati nei canili e nei gattili che sono ovviamente aderenti al progetto”.

Il punto, però, non è riempire un modulo o cliccare su una fotografia. Non è nemmeno trasformare l’emozione del momento in una decisione affrettata. Per Monica Gagliardi, l’adozione deve cominciare proprio dalla consapevolezza: “La nostra idea è proprio quella di divulgare durante un momento che è comunque un momento di festa, intercettare magari persone che hanno così un’idea, spiegare che l’adozione responsabile e consapevole è un’adozione per sempre, perché il concetto del “per sempre” deve essere proprio il must”.

Sono due parole semplici, “per sempre”, ma forse sono anche le più difficili da pronunciare quando si parla di un animale. Perché significano esserci quando arriva la parte meno facile: quando il cucciolo cresce, quando ci sono spese da affrontare, quando cambiano le abitudini, quando l’animale invecchia, quando dobbiamo fare i conti con la cosa più ingiusta: sapere che non resteranno con noi per sempre. L’invito, quindi, non è a prendere un animale perché ci si è emozionati davanti a una fotografia, ma a capire se quella scelta può davvero entrare nella propria vita: “L’intento è invitare le persone a navigare sul sito, vedere appunto se in questo momento della vita può essere proprio il momento di incontro e di poter fornire una casa a chi non ha una casa”.

Il progetto cerca intanto di sostenere anche chi, ogni giorno, quella casa provvisoria la garantisce: i canili e i gattili: “Per ogni pet che verrà adottato direttamente tramite il sito, noi andremo a regalare 40 kg di crocchette, oltre al fatto che ogni struttura che aderisce al progetto ha da noi un contributo per, in generale, le spese mediche e le spese alimentari”. E c’è anche un lavoro di verifica delle strutture che partecipano: “Siamo andati in giro per l’Italia perché comunque ogni canile o gattile che aderisce deve avere la nostra visita, deve avere la certificazione, tutta una serie di controlli necessari. Il progetto si sta già vedendo proprio a livello di picchi di navigazione durante le tappe, quindi c’è veramente un interesse”. A colpirla, in particolare, è stato il rapporto con i ragazzi incontrati durante la tappa di Napoli del 5 settembre: “La cosa che mi è piaciuta tantissimo, essendoci stata sul campo, è che un sacco di ragazzi giovani che avevano già fatto adozioni, interessati all’adozione, con delle storie molto belle di questi animali”. Da qui l’importanza dell’educazione: “Fin da piccoli le persone devono avere la consapevolezza di quanto aiuto si può fare adottando un pet, ma anche che l’impegno è un impegno che deve essere assoluto. E soprattutto deve durare per tutta la vita”.

I numeri: “Oltre il 70% degli animali abbandonati muore”

Ma anche quando si parla di adozione, prima o poi si torna all’origine del problema: gli animali che non arrivano nemmeno a essere adottati. A quelli che restano sulla strada. Monica parla di un fenomeno che definisce enorme. E c’è un dato, più di altri, che restituisce la gravità della situazione: “È un fenomeno enorme, sì. Si stimano circa 130.000 animali abbandonati ogni anno. E il momento peggiore arriva proprio d’estate: circa il 30% degli abbandoni si concentra nei mesi estivi, con agosto che è il mese più critico.E purtroppo il Sud Italia è quello che paga il prezzo più alto. Sicilia, Campania, Calabria, Puglia e Lazio raccolgono da sole oltre il 65% dei cani randagi e vaganti stimati in tutta Italia. Sono numeri sempre sottostimati, perché fare il monitoraggio preciso non è banale e non è semplice. Un altro dato statistico impressionante è che oltre il 70% dei pet che si lasciano e abbandonano in strada muoiono”.

Oltre il 70 per cento. Dietro quella percentuale ci sono animali che non arrivano a un rifugio, non finiscono in una fotografia su un sito, non incontrano qualcuno come Monica. Animali che muoiono prima che qualcuno possa scegliere di salvarli. È anche per questo che l’adozione, da sola, non basta. Prima dell’adozione viene la cultura dell’adozione. E ancora prima viene la responsabilità di non abbandonare: “Tenere i cani presi per fare compagnia ai cavalli, per tenerli legati sul terrazzo o sui balconi, o presi così tanto per, non ha senso”, afferma Monica.

Dante, il “trovatello di Brindisi”

Poi c’è Dante. E qui il discorso cambia, perché Dante non è una statistica, non è un cane dentro un box, non è uno dei tanti animali che compaiono sul portale. Dante è il cane di Monica. E mentre Monica ci parla di lui, Dante è lì, tranquillo, come se quella storia non lo riguardasse più di tanto. O forse, semplicemente, sa di essere ormai a casa: “Dante è proprio il mio trovatello pugliese. È stato amore a prima vista. Era un cagnolino, un meticcio, che ormai sei anni fa, ad agosto, vagava in spiaggia a Brindisi e poi è stato accalappiato e messo dentro a un canile. Mi hanno mandato le foto di questo cane che era veramente impauritissimo. Ho detto: ‘Guarda quel povero cane’, mi sono subito innamorata e dopo due settimane, con la staffetta, me l’hanno portato”. A volte l’incontro arriva prima ancora dell’incontro. Ci sono occhi che riescono a raccontare una paura, una solitudine, forse anche una richiesta di aiuto, prima che si conosca la storia che hanno alle spalle. Certi occhi si riconoscono prima ancora di incrociarsi.

Dante non è però il primo trovatello entrato nella vita di Monica. Prima di lui c’era Akira: “Era anche lei un trovatello, un cucciolo che abbiamo trovato, l’abbiamo portato in casa e poi è diventata parte della famiglia. Poi abbiamo scoperto essere un Pitbull! Ed è stata la nostra Pitbull meravigliosa per dieci anni”. La passione per gli animali, quindi, non è nata con Arcaplanet né con la Fondazione. È qualcosa che viene dall’infanzia: “Fin da piccola, fondamentalmente, ho avuto una passione incredibile per gli animali. Poi, quando dal mondo della moda mi hanno chiamato e mi hanno detto: ‘Guarda, c’è il mondo del pet’, ho capito che potevo unire la mia passione alla professionalità. Ed è proprio quello che è successo”.

Più forza dopo aver visto i canili

Oggi, però, quella passione ha anche una conseguenza concreta: andare nei canili, vedere le condizioni degli animali e decidere che non basta raccontare il problema: “Qui proprio stiamo unendo la mia passione e anche le mie esperienze. Alla fine io personalmente i cani devo andare a prenderli ai canili. Proprio perché, ripeto, per me è fondamentale toglierli da lì”. Più strutture visita, più aumenta la determinazione: “Sicuramente c’è più forza. Proprio perché ho visto, proprio perché vivo questa situazione, sono molto più determinata. Sono stata in giro in tantissime strutture perché, sempre col progetto, noi andiamo in giro per vedere i canili, quindi ne ho visitati veramente tanti”.

Non tutti i canili sono uguali. Ma in tutti ci sono animali che aspettano. E ci sono volontari che tengono insieme ogni giorno una realtà che altrimenti sarebbe ancora più difficile da sostenere: “Colgo sempre l’occasione per fare un ringraziamento alle persone, ai volontari spesso dei canili e dei gattili, che sono straordinari e senza di loro tantissimi di questi poveri cani e gatti sarebbero veramente finiti male”. Poi, quasi a chiudere il cerchio, dice: “Fanno dei miracoli”.

È anche per questo che la storia di Dante pesa nel suo modo di guardare agli altri animali. Perché Monica sa che cosa può esserci dall’altra parte di un’adozione. Sa che un cane impaurito dentro un canile può diventare il cane che ti aspetta a casa: “Io devo dire che sotto questo aspetto proprio questa spinta di Dante, dai pet che adottano i miei colleghi, ma anche proprio le visite ai canili mi porta a dire: “Cioè, caspita, noi dobbiamo spingere l’adozione. Punto. Senza se e senza ma’. Credo che il mondo sarebbe un mondo migliore se tutti vivessimo con un pet. Sono molto convinta di questo”.

E forse è proprio qui che la domanda dell’inizio trova la sua risposta. Non serve per forza tornare da un concerto con un animale. Basta che, tornando a casa, qualcosa sia rimasto. Una storia, uno sguardo, la fotografia di un cane impaurito. La consapevolezza che da qualche parte c’è qualcuno che aspetta. E che, qualche volta, quel qualcuno può diventare Dante. Perché alla fine, dice Monica, il debito resta sempre dalla stessa parte: “Anche se sembra banale, è certo che, fra la somma di quello che possiamo dare noi a loro e quello che possono dare loro a noi, la verità è che noi umani saremo sempre in debito”.

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