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Ultimo aggiornamento: 20:43

Patrimoniale, l’economista Pd Felice e Tridico (M5s) d’accordo: “Sì a un’imposta sui super ricchi”. Rivedi l’incontro con Baccaro, Saraceno, Boffano e Di Foggia

Alla Versiliana l'incontro "C'è chi può e chi non può; come superare le disuguaglianze"
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Non ancora prove d’intesa ma una traccia in vista di un programma comune, quello sì. Pd e Movimento cinque Stelle possono convergere, ad esempio, su un’imposta sui grandi patrimoni, anche solo in Italia, purché contenga norme contro il rischio di una fuga di capitali andrebbe fatta. Secondo Pasquale Tridico, eurodeputato del Movimento 5 Stelle, nel programma del centrosinistra alle prossime elezioni ci potrà essere. Lo ha detto nell’incontro “C’è chi può e chi non può; come superare le disuguaglianze”, alla Festa del Fatto alla Versiliana. Insieme a Tridico, condotti dai giornalisti del Fatto Ettore Boffano e Carlo Di Foggia, hanno discusso gli economisti Lucio Baccaro ed Emanuele Felice, e la sociologa Chiara Saraceno.

Finora Pd e 5 Stelle sono sembrati scettici sulla misura. Dal palco però sono arrivate aperture: “In Italia abbiamo 71 miliardari e 2mila persone con patrimonio oltre i 100 milioni”, hanno spiegato Tridico e Felice. Sarebbero le uniche persone “colpite”. Secondo Felice, ordinario all’Università Iulm di Milano e membro della direzione nazionale del Partito democratico, “se la chiamassimo tassa sui multimilionari, e la spiegassimo come l’abbiamo spiegata oggi, avremmo grandissimo consenso”. Tutti d’accordo anche sul ritorno a una misura simile al Reddito di cittadinanza. Chiara Saraceno ha ricordato la necessità di tornare a una misura universale: “Una raccomandazione europea consiglia, entro il 2030, una misura di sostegno a un reddito dignitoso, non minimo ed essenziale, ma un reddito per condurre una vita dignitosa”. Per Lucio Baccaro, direttore del Max Planck Institute di Colonia, però, più che la disuguaglianza il problema italiano risiede nella stagnazione economica. Serve una crescita trainata dai salari, quindi riforme del mercato del lavoro per scoraggiare il precariato e investimenti pubblici. Servirà, però,che la Commissione europea allenti i vincoli fiscali: “La spesa per investimenti va dedotta dal calcolo del deficit”.

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