Il mondo FQ

Disinformazione e guerra: Alessandro Orsini risponde alle domande di Generazione News, giornale degli studenti della Toscana

Cronaca dalla Festa del Fatto quotidiano di Giosuè Bruno Patanè di Generazione News - giornale degli studenti toscani
Disinformazione e guerra: Alessandro Orsini risponde alle domande di Generazione News, giornale degli studenti della Toscana
Icona dei commenti Commenti

di Giosuè Bruno Patanè di Generazione News – giornale degli studenti della Toscana

La festa de Il Fatto Quotidiano 2026 si è svolta dal 9 al 13 settembre alla Versiliana a Marina di Pietrasanta. Quest’anno una delle tematiche principali dell’evento è stata il futuro delle giovani generazioni, minacciato da una classe dirigente che spinge sempre di più per il riarmo e il ritorno alla leva militare. L’Italia destina all’istruzione appena l’8% della sua spesa pubblica complessiva. Si tratta del valore più basso dell’intera Unione Europea, dove la media si attesta al 9,6%. Il primo evento della festa è stato intitolato “Il futuro non si arma si insegna”, proprio come l’omonima petizione lanciata da il Fatto Quotidiano (firma qui), attraverso la piattaforma Io Scelgo, con l’obiettivo di adeguare gli stipendi dei professori italiani a quelli delle medie europee.

Per l’occasione i ragazzi di Generazione News, il giornale degli studenti toscani, sono stati invitati a partecipare attraverso l’ascolto (insieme ad altri giornali studenteschi), l’incontro con i relatori e, se fosse stato possibile, la realizzazione di un’intervista. Io ho assistito alla presentazione dell’ultimo libro del professor Alessandro Orsini, “Disinformazione. La manipolazione dell’opinione pubblica nelle democrazie occidentali”. Il sociologo ha presentato la sua tesi secondo cui l’Italia sia uno Stato satellite degli Stati Uniti. Secondo questa teoria l’Italia, pur essendo un Paese la cui sovranità è ostaggio di una potenza straniera, non rientra nella definizione di colonia o di protettorato. Poiché, secondo Orsini, la sottomissione del governo italiano alla Casa Bianca non è formale ma effettiva, fattuale. Dunque le classi dirigenti italiane si trovano costrette a mettere in atto delle vaste campagne di disinformazione di massa, per manipolare l’opinione pubblica, affinché quest’ultima accetti la propria condizione di sottomissione, senza ribellarsi.

Orsini è professore associato di Sociologia generale e di Sociology of terrorism and political violence presso il Dipartimento di Scienze Politiche della Luiss Guido Carli. Dopo aver conseguito il dottorato di ricerca in “Teoria e storia della formazione delle classi politiche”, ha fondato e diretto l’Osservatorio sulla Sicurezza Internazionale della Luiss (dal 2016 al 2022). Al termine del suo monologo, il professore si è reso disponibile per rispondere alle mie domande.

Secondo lei l’Italia è un Paese realmente libero? Se fosse il ministro della Difesa, quale sarebbe la prima azione politica che compirebbe per restituire sovranità al nostro Paese e per garantirne la sicurezza nazionale?
Se fossi ministro della Difesa, non potrei prendere decisioni unilaterali. Quello che farei è promuovere delle politiche per chiudere le basi americane sul territorio italiano, perché sottraggono quote di sovranità nazionale all’Italia. Il ministro della Difesa non può prendere da solo decisioni di questo tipo, però può sicuramente promuovere un dibattito orientato in questa direzione. È un obiettivo che va costruito nel tempo perché il rischio di ritorsioni dagli Stati Uniti è troppo grande.

E l’Italia è un Paese libero secondo lei?
Questa è una bella domanda. Io credo che l’Italia sia un tipo particolare di società libera, cioè uno stato satellite. Noi siamo liberi. Io mi immagino l’Italia come un sistema sociale. Un sistema sociale è un insieme di parti interconnesse: ci sono alcune parti del sistema Italia che sono libere e altre che non lo sono. Tutto il dibattito pubblico in Italia sulla politica estera e sulla politica di sicurezza non lo è. È organizzato in grosso modo come nelle dittature, mentre l’Italia è sicuramente un Paese libero su tantissime altre tematiche e questioni. Quindi non sono in grado di rispondere con un sì o con un no.

Come lei documenta nei suoi libri, anche nelle democrazie liberali si può vivere nella menzogna.
Esatto. Uno stato satellite ha sempre il problema di ritrarsi in una luce positiva, quindi di apparire migliore di quello che è. Una democrazia liberale può avere dei punti di sovrapposizione con le dittature. Il modo in cui il sistema dell’informazione sulla sicurezza internazionale è organizzato in Italia ha molti punti di sovrapposizione con le dittature. Quindi non vedo questa netta contrapposizione, siccome siamo una democrazia liberale automaticamente non potremmo avere niente in comune con le dittature. In Italia per me non è così.

Secondo lei in Italia manca un movimento pacifista istituzionalizzato. Il lavoro culturale potrebbe contribuire alla nascita di un movimento che riesca ad andare oltre le dicotomie di destra e sinistra e oltre le ideologie. Quindi magari un movimento pacifista, che riesca a concentrarsi sulle singole idee e trovare razionalmente il miglior modo per giungere alla pace?
In Italia, paradossalmente, un grande movimento pacifista non è un’organizzazione formale. Perché è una fortuna? Perché è un movimento trasversale. Noi abbiamo pacifisti a destra, pacifisti a sinistra, pacifisti al centro, così come abbiamo parlamentari che promuovono le guerre a destra, al centro e a sinistra. Un movimento pacifista, a mio giudizio, non si può dotare di una struttura formale, perché poi, in Parlamento un partito politico, che è sfidato su molte questioni, mettendo insieme pacifisti di destra e pacifisti di sinistra, si spaccherebbe nel giro di pochi giorni. Mi auguro che possano nascere delle forze politiche pacifiste, però non credo che sia possibile coinvolgere tutti i pacifisti in un unico movimento.

Oltre all’onestà, nel nostro Paese, per chi fa cultura, informazione e politica, quanto è importante il coraggio?
È importante, ma è importante anche avere gli avvocati. In Italia se parli in maniera libera di temi legati alla sicurezza internazionale, la politica estera dell’Italia, la politica di difesa, gli avvocati servono, proprio perché non è un paese libero su questi temi. Di conseguenza la tendenza dello Stato satellite è distruggere la vita e l’immagine pubblica degli studiosi che trattano questi temi in maniera libera, cercando di aiutare i cittadini a proteggersi dalla disinformazione e dalla manipolazione dell’opinione pubblica. Quindi il coraggio è importantissimo, però il messaggio che io mando sempre agli studenti è di essere sempre molto cauti in quello che dicono, di non seguire il mio esempio, nel senso che io sono una persona durissima nell’eloquio quando si tratta di denunciare le guerre, abusi, stermini, politiche di guerra, però questo chiaramente mi espone anche a un numero enorme di problemi. Io stimo questi ragazzi che scendono in piazza, si battono contro il genocidio a Gaza. Però il consiglio che io do sempre ai giovani, ai diciottenni, ai trentenni, ai ventenni, di stare attenti nell’eloquio perché quando si è giovani, bisogna comunque proteggersi ed essere molto concentrati anche nello studio. Quindi quello che voi fate è bellissimo, avete tutta la mia stima, però non prendetemi esattamente come modello per quanto riguarda la durezza del mio eloquio, perché il mio eloquio è qualcosa che può distruggere. Io sono una persona che ha tanti problemi. Però, ecco, volevo farvi i complimenti per quello che fate, per la vostra passione civile, siete una bella grande speranza per il nostro Paese.

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione