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Heather Parisi e quella folata di anni Ottanta alla Festa del Fatto Quotidiano. Tra passi di danza e confessioni

La showgirl ha voluto proporre anche un assaggio del suo monologo “Io, Io, Io E… Voi, senz’altro”
Heather Parisi e quella folata di anni Ottanta alla Festa del Fatto Quotidiano. Tra passi di danza e confessioni
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Se il tempo fosse un vento, e a volte lo è, una folata di anni Ottanta ha soffiato sul palco della Versiliana venerdì, quando la notte si fa più piccola. Un corpo di ballo estemporaneo, formatosi direttamente dalla platea, si muoveva agli ordini di una base musicale e della chitarra di Roberto Pezzini. Davanti a tutti, a dirigere la coreografia appena inventata, Heather Parisi. Capite bene che la Parisi non è cambiata da quando macinava milioni di ascoltatori su Rai1 con Fantastico. Né potrebbe: all’eterna ragazza è impossibile non muoversi a passo di danza come le è impossibile tacere, infatti il brano scritto per lei da Pezzini si intitola Zitto! (ma quando mai?). Ogni tanto l’aria di casa la richiama in Italia da Hong Kong dove vive stabilmente da anni, così è approdata alla Festa del Fatto perché sente aria di famiglia, anche al Fatto nessuno sta zitto, soprattutto se gli viene imposto.

Emozionatissima, ha voluto proporre un assaggio del suo monologo “Io, Io, Io E… Voi, senz’altro”; una confessione a cuore aperto dove si intrecciano chiacchiere, memoria e ironia. L’infanzia californiana che, semplicemente, non c’è stata. Il successo, che come insegna Pasolini, “è l’altra faccia della persecuzione”, arrivato a 19 anni. Le mille copertine del personaggio e le diecimila fobie della donna, fino all’incontro che le ha cambiato la vita con Umberto Maria. Il cognome non serve, Heather non lo dice mai.

C’è chi cammina, c’è chi corre (ormai quasi tutti) e c’è chi si muove solo a passo di danza, in sincronia col tempo. Dal 1979 la presenza di Heather Parisi in video e nell’immaginario degli italiani combacia perfettamente con l’età dell’oro del varietà televisivo; da Pippo Baudo che la scopre appena entra in una discoteca di Roma “perché era impossibile non notarmi” (alla faccia dei talent show), fino all’indimenticabile Fantastico 8 di Celentano, l’iceberg su cui si sarebbe infranto il Titanic del sabato sera. Anche Adriano stava zitto. Di fronte alle sue celebri, inaspettate, infinite pause Heather era l’unica a non sbarrare gli occhi. Tutti gli altri impalati, marmorizzati. Che cosa mai dirà? Nulla, a parte il terrore che dicesse qualcosa sul serio. Quel nulla segnò la morte delle scalette, il terrore del copione, il piccolo brivido di ascoltare qualcosa di vero. Qualcosa che oggi torna nella voglia di Heather Parisi di esibirsi ancora in perfetta solitudine: io, il pubblico e tutto il mondo fuori. In tempi così avari di musica c’è bisogno di danza, meglio se contagiosa. Venerdì sera alla Versiliana ne abbiamo avuto un assaggio. Tornerà? Pausa.

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