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“Non mangiate il tiramisù, si rischia la salmonella”: il Daily Mail mette all’indice il dolce italiano, il monito dell’esperta dopo l’epidemia nel Regno Unito

Un'epidemia di intossicazioni alimentari (con due decessi accertati) spinge gli esperti britannici a sconsigliare il consumo di dolci e salse a base di uova crude nei ristoranti. Nel mirino dell'esperta Natalie Stanton anche formaggi a pasta molle, frutta pre-tagliata e la gestione domestica degli avanzi

di Redazione FqMagazine
Il parere dell'esperta: niente uova crude fuori casa - 2/2

Il parere dell'esperta: niente uova crude fuori casa - 2/2

A tracciare le linee guida per i consumatori è Natalie Stanton, responsabile della salute ambientale e fondatrice dell’azienda di igiene alimentare The Safety Expert. Il suo avvertimento è chiaro: “Attenzione ai dolci come tiramisù e mousse al cioccolato. L’attuale epidemia di salmonella non riguarda solo le uova contaminate, ma anche gli alimenti preparati con questo ingrediente potenzialmente tossico”.

La specialista si rivolge in particolare ai soggetti a rischio (bambini, over 65, donne in gravidanza e immunodepressi): “Consiglio alle persone di chiedere che tipo di uova vengono utilizzate in un locale quando mangiano fuori, soprattutto se stanno pensando di ordinare un piatto che potrebbe contenere uova crude o poco cotte”. L’allerta si estende ovviamente anche alle salse salate: l’esperta mette in guardia contro la maionese fresca, l’aioli o la salsa olandese fatte in casa. (Va precisato, per contestualizzare la notizia in Italia, che la normativa igienico-sanitaria nazionale vieta a bar e ristoranti italiani di servire preparazioni a base di uova crude, imponendo l’uso di uova pastorizzate, azzerando di fatto questo specifico rischio).

Dai formaggi molli alla frutta tagliata: gli altri cibi a rischio L’analisi di Natalie Stanton pubblicata dal Daily Mail si allarga ad altre categorie alimentari che favoriscono la proliferazione batterica.

  • Formaggi a pasta molle: “Preferite i formaggi a pasta dura, evitate Brie e Camembert”, spiega l’esperta. Sebbene non siano la causa diretta dell’attuale focolaio, “Le persone vulnerabili, in particolare, dovrebbero fare attenzione ai formaggi a pasta molle”. La motivazione è strettamente chimica: “Hanno un elevato contenuto di acqua e sono meno acidi, il che crea un ambiente più favorevole alla proliferazione batterica”. Inoltre, la muffa bianca esterna “può rendere la superficie meno ostile ad alcuni batteri, e questi prodotti sono spesso maneggiati da diversi operatori durante il processo di produzione, il che aumenta il rischio di contaminazione”.
  • Frutta pre-tagliata: Melone, ananas e frutta in vaschetta rappresentano un’insidia. “La frutta intera ha una superficie esterna protettiva naturale. Una volta tagliata la frutta, quella protezione si rompe e la polpa umida all’interno rimane esposta”, avverte Stanton. “Se ci sono batteri nocivi sulla buccia, su un coltello, sul tagliere, sulle mani o sulle attrezzature, il taglio può trasferire questi batteri sulla polpa”.
  • La gestione degli avanzi e la carne: Stanton sfata il mito secondo cui riscaldare cibi avanzati li renda automaticamente sicuri. “Non salverà sempre il cibo che è stato lasciato fuori. Alcuni batteri possono formare spore che sopravvivono alla cottura e altri possono produrre tossine che potrebbero non essere distrutte dal riscaldamento”. La regola d’oro è riporre gli avanzi in frigo entro due ore (entro un’ora per il riso). Per quanto riguarda il pollame, l’esperta ricorda di non lavare mai la carne cruda prima della cottura per evitare contaminazioni incrociate nel lavandino, e di usare il termometro per carni inserendolo nella parte più spessa della coscia (che deve raggiungere i 74-75°C per eliminare la salmonella).
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