Quando la comunicazione profumava ancora di carta e l’etere era solo per radio e tv, si combatteva il logorio della vita moderna. Oggi serve più di un digestivo per staccare dalla routine, non solo dagli impegni quotidiani ma da una vita iperconnessa dove la performance sembra essere misurata da Impression and Engagement. Riprendiamoci il nostro spazio, distante dal mormorio e dalle notifiche social, esplorando paesaggi autentici, abbracciati dal silenzio. La chiamano “quietcation”, la vacanza lontana dal caos, dalla movida e dalle mete instagrammabili, che scopre l’anima nascosta anche dei luoghi più gettonati, scovandola in angoli fuori dai radar, oppure destinazioni meno conosciute, esperienze coinvolgenti, lente e immersive, perfette per mettersi veramente in ascolto e (ri)scoprire quello che forse abbiamo dimenticato.
In un’epoca dominata dalla velocità e dal rumore, la quietcation rappresenta un invito concreto a rallentare. Questo nuovo trend guarda a soggiorni in cui benessere, intimità e disconnessione dettano il ritmo della vacanza. Non solo isole remote, yoga retreat e sound healing nelle foreste, ma anche proposte che raccontano i territori, gli antichi saperi, le tradizioni e le produzioni locali, così il piacere di conoscere il nostro ricchissimo passato. Un’offerta turistica integrata e sostenibile, capace di valorizzare il patrimonio storico, culturale e naturalistico oltre la dimensione esclusivamente montana, balneare o dei classici tour delle città d’arte. Dal Nord al Sud Italia, una bella occasione per ricordare che il silenzio racconta molti significati. Ecco qualche suggerimento per terminare l’estate e iniziare settembre con calma e serenità.
La bellezza di ritrovarsi ad alta quota
L’estate 2026 ha confermato sempre di più il fenomeno dell’overturism anche in montagna. Lì dove a regnare era il rumore della natura, troppo spesso rimbomba il vociare di lunghe code, cammini che diventano processioni interminabili. Nell’ottica di non svilire la bellezza dell’alta quota, l’ideale sarebbe quello di contingentare gli accessi, garantire una maggiore tutela ambientale, puntare a soluzioni più sostenibili e diversificare la proposta scegliendo mete alternative, altrettanto belle e rigeneranti. In Alto Adige, nel cuore dell’incantevole Val Senales, c’è un paese del silenzio: si chiama Certosa e da qui parte la Via Monachorum, conosciuta anche come “Silentium – Sentiero della quiete”. La struttura del borgo, le architetture e l’atmosfera stessa custodiscono ancora oggi l’impronta dell’antico monastero certosino, trasformando il silenzio in un’esperienza tangibile: si percorre l’itinerario che collega Madonna di Senales e Monte Santa Caterina a Certosa, un andare che scorre lento, tra paesaggi alpini, masi tradizionali e scorci panoramici che invitano all’introspezione e alla contemplazione. Si dice che sia possibile meditare anche camminando, questa è la giusta occasione per sperimentarlo.
Un’altra proposta per salutare l’estate e accogliere l’autunno è in Alta-Badia: appuntamento al Soleil Alpine Lifestyle Hotel di La Villa, dal 24 al 27 settembre 2026 per un retreat a 1.433 metri di altitudine. Tra i boschi e le cime di una delle località più suggestive della regione, si svolgeranno sessioni di yoga, meditazione, camminate e persino un cold plunge in un lago alpino, ovvero un’immersione guidata e supervisionata nelle acque limpide e fresche della montagna. E ancora sound healing e spa per ritrovare il benessere del corpo e dello spirito, tutto in un soggiorno che racchiude molteplici significati: NATÜRA Retreat. L’esperienza include anche la Silent Forest Walking Meditation, dove la camminata perde la propria dimensione performativa e diventa esercizio di attenzione: il passo rallenta, la conversazione si interrompe e il bosco smette di essere uno scenario per diventare parte attiva e sinergica dell’attività. Un’opportunità per immergersi nel silenzio e scoprire che l’ascolto diventa una bellissima pratica di presenza.
I silenzi degli Appennini tra borghi, santuari ed eremi contemporanei
Gli Appennini svelano innumerevoli località capaci di custodire tutta l’autentica bellezza dell’Italia nascosta. Le solitudini incantate nelle distese di praterie in fiore a primavera, i silenzi dei fitti boschi di abeti rossi che spaziano nella flora di media latitudine, indorata in autunno, una “terra di mezzo” dove i nastri d’asfalto che collegano i piccoli borghi sembrano delle piste su cui pattinare, salutando di tanto in tanto qualche ciclista temerario. Quanti paesaggi autentici, come quelli del Parco Nazionale dei Monti Sibillini che abbracciano le Marche e l’Umbria in un susseguirsi di panorami che tolgono il fiato. Un territorio di storia e leggende, dalla Grotta Sibilla, situata sotto il monte omonimo, dai locali considerata un portale che conduce a un mondo fatato, ai piccoli centri medievali, veri e propri scrigni del passato.
L’antico borgo di Visso, in provincia di Macerata, è sede del Parco nonché punto di partenza per tantissimi percorsi da trekking, ma prima di mettersi in cammino, vale la pena immergersi nelle atmosfere di questa perla, inserita nella prestigiosa lista dei Borghi più belli d’Italia. Il centro storico è incastonato tra imponenti mura, ricamato da case e balconcini medievali, palazzi gentilizi in stile rinascimentale, portali in pietra in cui sono scolpiti stemmi di famiglie locali e motti latini, il luogo perfetto per perdersi tra i silenzi dei vicoli e poi ritrovarsi in qualche bar, università della vita dove l’incontro mantiene intatta una sacralità d’altri tempi. A pochi chilometri da Visso, immerso nel verde lussureggiante del parco e situato in una posizione tanto isolata quanto suggestiva, spunta il Santuario di Macereto, maestosa struttura in travertino dalle forme bramantesche, considerato uno dei principali esempi dell’architettura marchigiana. Splendido negli esterni, è ancora inaccessibile negli interni a causa dei danni provocati dal terremoto nel 2016, ma nonostante sia in fase di restauro, merita una tappa poiché è il luogo ideale per immergersi in un’atmosfera rasserenante e in profonda connessione con il paesaggio che lo circonda.
C’è un soggiorno in Umbria che ricorda i silenzi dei monasteri, eppure l’unico dogma è quello della disconnessione. Siamo nel verde di Parrano in provincia di Terni, nella Riserva della Biosfera UNESCO del Monte Peglia dove spunta un eremo contemporaneo dedicato al silenzio: Eremito. Un hotel solo per convenzione, nonostante l’eccellenza che caratterizza la proposta di soggiorno e il lusso rivisitato nell’essenzialità dei dettagli che richiamano alla concentrazione e all’equilibrio. Uno spazio di sottrazione che invita a ritrovare sé stessi e la libertà di vivere sconnessi, idea visionaria di Marcello Murzilli, il suo fondatore, che in questo tempo 2.0 ha immaginato una regressione controcorrente per il benessere dell’anima. Immersi nella natura e negli ambienti di questo ex monastero del XIV secolo, ci si rende presto conto che la quiete è parte dell’esperienza: le “celluzze” dove pernottare sono semplici, la cena nel refettorio si condivide in silenzio, accompagnata da soavi canti gregoriani. Le portate sono sobrie ma allo stesso tempo valorizzano la cucina vegetariana, rigorosamente stagionale. Un luogo del silenzio e del digital detox dove la connessione dati è limitata e accessibile solo nell’area esterna. “Less is more” per staccare la spina e ricaricarsi davvero.
Degustazioni dolcissime, rimedi erboristici e tanta natura
A Camerino, in provincia di Macerata, c’è un luogo dove il credo incontra il “saper fare”: presso il Convento di Renacavata, storicamente riconosciuto come il primo monastero al mondo dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini fondato nel 1528, si svolge la prima edizione di “Miele in convento”. L’evento, in data 12 – 13 settembre, racconta la cultura del miele nei monasteri italiani, la dolce ambrosia come dono della natura e dell’artigianalità che si tramanda nei secoli. Questo appuntamento si propone come un viaggio tra apicoltura, storia e gastronomia che include visite al convento e all’apiario, oltre a golose degustazioni, show cooking, incontri e piatti a base di miele nel refettorio dei frati. Una bella occasione che unisce la sapienza monastica a esperienze di gusto e cultura da vivere a Camerino, uno dei sette comuni della provincia che fanno parte di “Le Città del Miele”, la rete nazionale dei territori che danno origine e identità ai mieli italiani, e che valorizza l’apicoltura come elemento di identità territoriale e di attrattiva turistica.
I luoghi di preghiera si raccontano in altre vesti, proponendo un turismo lento e connesso ai territori. In Toscana, nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, si trova l’Eremo di Camaldoli, consacrato nel lontano 1027. Un luogo mistico del silenzio, immerso tra rigogliose abetine, simbolo di sapienza e di altezza in meditazione. Da qui partono bellissimi sentieri, tra i più suggestivi quello che conduce alla Croce di Pratomagno o quello in direzione di Badia Prataglia, spettacolare in autunno, quando le faggete si tingono di tutte le sfumature dell’oro. Sin dagli albori, i monaci camaldolesi diedero esempio e contributo alla conoscenza e alla diffusione di valori ambientali e naturalistici, una vera e propria tutela della natura ante litteram. Oggi come allora, sono solerti custodi e sensibili curatori del patrimonio forestale nonché sapienti erboristi: l’Antica Farmacia dell’eremo, fondata nel 1543, è ancora in attività e offre i migliori prodotti naturali, creati con passione e un sapere millenario: dai rimedi e preparati erboristici, ai liquori, alle tisane, dal miele, alle creme e saponi naturali.
La bellezza del mare, tra colonie di uccelli marini e siti archeologici millenari
C’è un’isola del Mediterraneo identitaria, avulsa dai grandi flussi turistici. Qui il silenzio è interrotto solo dal canto degli uccelli marini, un concerto che la rende uno dei teatri più belli per ammirare la più numerosa colonia europea di Berte maggiori che qui prosperano a migliaia. Si dice che ci siano più esemplari di volatili che abitanti in quel di Linosa, isola appartata delle Pelagie, al largo delle coste siciliane. Una terra di bellezza selvaggia e autentica, caratterizzata da antichi crateri, falesie scure, flora endemica e da un’altra preziosa specie che l’ha scelta come casa: la Tartaruga Caretta caretta che qui depone le uova e delizia gli spettatori con la schiusa di migliaia di piccoli. Linosa è inoltre una meta d’eccellenza per l’escursionismo naturalistico, un luogo dove l’agricoltura tradizionale e la salvaguardia della fauna marina e terrestre cooperano per offrire un’esperienza di viaggio ecologica e memorabile, distante dal classico soggiorno al mare.
Il Mar Mediterraneo non si identifica solo nella vacanza balneare, lo sanno bene le isole minori ma anche le località più ambite della nostra bella Italia come quella di Capo di Leuca, meraviglia del Salento, località nota in tutto il mondo per i borghi gioiello, le distese argentee di ulivi e per i due mari che si incontrano, lo Ionio e l’Adriatico, tra mille sfumature di blu. Nelle località di Patù e Morciano di Leuca c’è un progetto bellissimo che vi porta a scoprire la zona con altre suggestioni e a vederla con occhi diversi, viaggiando nei silenzi del passato: “Storie Meridiane”, promosso dai due comuni con il coinvolgimento di associazioni, operatori culturali e realtà del territorio, una proposta innovativa, capace di valorizzare il patrimonio storico, archeologico, paesaggistico e costiero di Capo di Leuca.
L’obiettivo è quello di creare una rete di esperienze che permettano ai visitatori di immergersi e conoscere l’identità dei luoghi, valorizzando in particolare le marine di Torre Vado e San Gregorio, lidi che raccontano una profonda connessione con il mare, così il patrimonio archeologico, con la riapertura e il rilancio del MAV – Museo Archeologico di Vereto, punto di partenza di una rete di itinerari archeologici che intrecciano il territorio svelando tratti delle mura messapiche risalenti al IV-III secolo a.C., così architetture rurali, grotte e testimonianze dell’antico passato dove regnano il silenzio e le voci della memoria.