Teheran: “Con gli Usa è una guerra esistenziale, non ci arrendiamo”. E Ghalibaf avverte Trump: “L’era delle risposte proporzionate è finita”
L’Iran “si trova attualmente coinvolto in una guerra esistenziale”. La frase pronunciata da Hassan Qashqavi, portavoce della commissione per la Sicurezza Nazionale e la Politica Estera del Parlamento iraniano, ribadisce il fatto che Teheran percepisca il conflitto armato con gli Stati Uniti come una minaccia alla sua sopravvivenza culturale e politica. Una lettura ribadita più volte dalla Repubblica islamica che continua a escludere, nelle dichiarazioni e nelle azioni, qualsiasi cedimento di fronte alla pressione militare ed economica di Washington, promettendo nuove ritorsioni in caso di attacchi. E di offensive, anche nelle ultime ore, ce ne sono state. Dopo il raid statunitense contro tre petroliere iraniane di ieri, e la promessa del capo del Pentagono, Pete Hegseth, di poterle “colpire tutte”, Teheran ha dichiarato di aver attaccato navi commerciali americane nel Golfo”.
Sul piano militare, dunque, la tensione resta alta. Le Guardie Rivoluzionarie hanno annunciato – notizia poi smentita dagli Usa – di aver attaccato anche un drone navale statunitense che, secondo Teheran, stava cercando di entrare nello Stretto di Hormuz. Ma il conflitto prosegue anche sul fronte economico. La pressione degli Stati Uniti sull’Iran “sta imponendo costi più pesanti a Washington che a Teheran”, ha sostenuto il portavoce dei Guardiani della Rivoluzione, Hossein Mohebbi, assicurando che “l’Iran non si arrenderà alle pressioni né alle sanzioni“. “Se gli Stati Uniti puntano a infliggere un dollaro di danni economici all’Iran, saranno loro stessi a subirne perdite per diversi dollari”, ha dichiarato all’agenzia Mehr. Secondo Mohebbi, Donald Trump avrebbe creduto di poter “mettere in ginocchio l’Iran” attraverso la potenza militare e la flotta statunitense, ma “gli sviluppi recenti hanno dimostrato che tali calcoli erano ben lontani dalla realtà“.
Un avvertimento ancora più netto è arrivato dal presidente del Parlamento, Mohammad Bagher Ghalibaf: “Qualsiasi aggressione contro gli interessi e la sicurezza dell’Iran riceverà una risposta più rapida, più intensa e più dolorosa“. Gli Stati Uniti, ha aggiunto il principale negoziatore nei colloqui tra Washington e Teheran citato dall’Irna, “dovrebbero aver capito che l’era delle risposte proporzionate è finita“.
Nel frattempo, il Wall Street Journal, citando alcuni funzionari occidentali ed esperti del settore, scrive che la campagna di pressione economica di Trump contro l’Iran si trova a fare i conti con un “anello debole inaspettato: le banche americane”, dalle quali “transitano ogni anno miliardi di dollari iraniani attraverso conti di compensazione”. Ai conti Teheran accede tramite partner stranieri che hanno rapporti con le banche Usa, nell’ambito di un sistema noto come ‘correspondent bank‘ che contribuisce a collegare il sistema finanziario globale e offre all’Iran modalità per infiltrarvisi.
Con il passare delle settimane, lo scenario della guerra in Iran scatenata da Trump rischia di complicarsi sempre di più, tanto che, secondo l’ex ministro della Difesa americano Leon Panetta, il conflitto si prolungherà per almeno altri sei mesi, con la possibilità che diventi una “forever war in Medio Oriente“. “Non è un mistero che l’Iran e gli Stati Uniti siano in una terribile impasse e che ci siano poche opzioni per mettere fine al conflitto”, ha spiegato al Guardian, aleggiando l’ipotesi che la guerra diventi come quelle in “Iraq e in Afghanistan”. Le forze americane “stanno andando in guerra in un periodo di turbolenze all’interno del Pentagono, nella sua struttura di comando”, ha messo in evidenza precisando che queste tensioni inviano un messaggio di debolezza all’Iran e agli altri avversari. Il riferimento di Panetta è alle purghe di Pete Hegseth. “Dire che il Pentagono sia nel caos è un insulto per ogni militare”, ha respinto le accuse Sean Parnell, il portavoce del Dipartimento della Difesa.