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Droni russi, allarmi falsi e zero responsabili: perché nessuno paga per le bufale?

Bisogna difendere i cittadini da chi diffonde allarmi infondati per pura propaganda bellicista
Droni russi, allarmi falsi e zero responsabili: perché nessuno paga per le bufale?
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di Angelo Palazzolo

L’ultimo atto della psicosi bellicista ha toccato nuove vette con le prime pagine nostrane che rilanciavano l’allarme di El Mundo su fantomatici droni russi pronti a colpire Italia, Francia e Spagna. Questa volta la smentita è arrivata a stretto giro dallo stesso ministro Crosetto. Non credo per puro amore della verità, quanto perché si è reso conto che la sparata era talmente sproporzionata e grossolana da violare la regola aurea della “rana bollita” (quella con cui ci stanno portando in guerra contro la Russia, applicabile anche nel campo della comunicazione pubblica): la manipolazione va somministrata a piccole dosi, così da essere assimilata senza scosse. Questa volta, la minchiata era semplicemente troppo grande per passare inosservata.

Narrazioni ad hoc, diffuse “ad usum belli fautorum” per giustificare riarmo e psicosi collettiva, sono ormai l’humus quotidiano dei giornali di sistema. Più che il servilismo delle tradizionali grancasse conservatrici — da Libero a Il Giornale, da Il Secolo a Il Foglio —, colpisce la caduta di testate storiche come La Repubblica e Il Corriere della Sera, trasformate in bollettini allarmisti di “quasi-attentati”, droni sconfinati e fantomatici “attacchi ibridi”. Un bombardamento mediatico che fabbrica il nemico, alimenta la russofobia e prepara il terreno al riarmo, con il contributo di politici, vertici economico-militari e una schiera di pseudo-esperti più o meno prezzolati.

Torniamo alla notiziona dei droni. Da quali veline anonime o apparati di intelligence nasce? Non viene né detto, né chiesto. E soprattutto: perché, quando un allarme di questa portata si rivela poi infondato, non paga nessuno? Negli ultimi quattro anni ci hanno inondato di fake news sulla guerra russo-ucraina. Nessun direttore di giornale si è mai dimesso, nessun giornalista si è scusato per le fandonie raccontate.
È già successo con la surreale narrazione dell'”autosabotaggio russo” del Nord Stream e con il missile caduto in Polonia, inizialmente spacciato per un attacco russo alla Nato. In entrambi i casi i responsabili erano gli ucraini: qualcuno ha pagato per aver accusato la Russia senza prove?

Le menzogne vengono semplicemente archiviate per fare posto alle bufale del giorno dopo. Sono qui a dire che non basta più smascherare la propaganda bellicista, bisogna chiedere conto e ragione a chi diffonde notizie false, per dolo, sciatteria o per alimentare una narrazione russofoba.

Il nostro codice penale punisce il procurato allarme (art. 658 c.p.): chi segnala una falsa bomba in una stazione ne risponde penalmente. Che dire, allora, di chi dalle colonne di un giornale o dai banchi della politica costruisce scenari di aggressione imminente, alimentando una psicosi che rischia di trascinarci nella Terza Guerra Mondiale? La fabbricazione impunita della paura non è più tollerabile.

Mi rivolgo quindi ad Agcom, alla magistratura, all’Albo dei giornalisti e alle altre istituzioni competenti nel nostro Paese: intervengano! Bisogna difendere i cittadini da chi diffonde allarmi infondati per pura propaganda bellicista.

Paradossalmente, sul fronte europeo si va nella direzione opposta: si prepara lo “scudo penale contro le interferenze straniere”, con il rischio che domani chi contesta le bufale ufficiali venga bollato come agente di un’ingerenza straniera e che il dissenso, con un semplice cambio di etichetta, diventi propaganda nemica. Un meccanismo che ricorda da vicino l’universo di Orwell: non più il potere che censura semplicemente ciò che è falso, ma il potere che pretende di stabilire ciò che è vero e ciò che non lo è. Con una differenza non da poco: Orwell lo immaginava in una società totalitaria, non nell’Unione Europea.

Termino con le parole di Abraham Lincoln, pronunciate nel 1856: “Potete ingannare tutti per qualche tempo e qualcuno per sempre, ma non potete ingannare tutti per sempre”.

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