Maggie Gyllenhaal, presidente della Giuria della 83esima edizione della Mostra del cinema di Venezia, durante l’incontro con la stampa ha tracciato un bilancio sulla situazione attuale nel mondo e sul valore di manifestazioni come quella del Festival dei cinema.
“Come è che siamo qui a parlare di film quando il mondo si trova in uno stato di emergenza? – ha dichiarato – La risposta sta nell’empatia. Il cinema è una opportunità per far crescere l’empatia dentro di noi. Non credo che ci sia nessun soggetto o regista che non debba essere ascoltato, e ascoltando le storie siamo sfidati nel cercare di capire”.
“Anche quando vediamo storie di corruzione o perversione siamo sfidati a vedere la corruzione e la perversione dentro di noi. Ecco, se i film sono uno sguardo onesto nell’esperienza degli altri, allora credo siano sempre politici”, ha commentato.
Sulle difficoltà per le donne nel mondo del cinema, ancora Gyllenhaal ha aggiunto: “È chiaro che forse oggi gli uomini fanno film più belli delle donne. Parlando seriamente il problema sistemico c’è, per le donne è più difficile trovare finanziamenti per i loro film”
Anche gli argomenti scelti dalle registe “possono essere percepiti in maniera differente” e incontrare maggiori resistenze. “E’ una domanda che mi faccio anche io, ed è un’ottima domanda”, ha risposto quando le è stato chiesto cosa significhi essere una donna alla guida della giuria veneziana. La sua risposta parte dalla consapevolezza che la presenza delle donne “alla regia e nei ruoli di maggiore responsabilità dell’industria cinematografica è una conquista relativamente recente. È da poco che le donne hanno l’opportunità di realizzare film e ci vorrà ancora tempo perché le donne si affermino”.