Lega, il Nord si ribella a Salvini e rivuole il partito di Bossi: “Si convochi il Congresso”. E rispuntano i 49 milioni
“La Lega ha 4 governatori e governa 14 regioni, e la dimensione nazionale della Lega non si può mettere in discussione”, aveva detto Matteo Salvini appena pochi giorni fa. Ribadendo che “l’Italia vince quando è unita dalla mia Milano a Ceglie”. Ma nel partito tira una brutta aria o forse quello che un tempo si chiamava “vento del Nord”. E porta tempesta proprio mentre i sondaggi fotografano un partito in difficoltà e la campagna elettorale è alle porte. Fonti accreditate rivelano la nascita del Comitato per il Congresso federale, con l’obiettivo di costringere il commissario Igor Iezzi a convocare il Congresso della Lega Nord per l’Indipendenza della Padania, che non viene celebrato ormai da nove anni.
L’iniziativa, partita da un gruppo di ex parlamentari e segretari provinciali, mira a sottrarre la vecchia struttura leghista al controllo di Iezzi, fedelissimo del segretario federale Salvini. Non si tratta, spiegano i promotori, di una semplice operazione nostalgia o di una questione ideologica. L’obiettivo è disporre di un soggetto politico pienamente operativo, pronto per le prossime elezioni politiche. Il partito fondato da Umberto Bossi, infatti, non è mai morto, ma è stato congelato nell’attesa di completare la restituzione dei quarantanove milioni di euro dovuti allo Stato.
A guidare la rivolta è Gianluca Pini, ex deputato fuoriuscito dal Carroccio ma ancora membro del consiglio federale della Lega Nord. “Il nostro comitato nasce per ottenere la convocazione del congresso federale della Lega Nord, per sbloccare il simbolo e scongelare il vecchio partito”, spiega, riaprendo la vecchia questione del simbolo con l’Alberto da Giussano che la Lega per Salvini Premier avrebbe ottenuto solo in concessione dal vecchio partito che, riportato in vita, potrebbe rivolerlo solo per sé. La raccolta firme è già avviata: “Siamo partiti da tre giorni a raccogliere firme, siamo già a un centinaio, tutti semplici militanti da ogni parte del Nord. Hanno calpestato il regolamento e lo statuto della Lega Nord. Se non convocheranno il congresso ci saranno azioni legali”, fino a una vera e propria class action. L’obiettivo? “Ottenere la convocazione del congresso federale e andare a libere elezioni per rinnovare tutte le cariche federali della Lega Nord”. L’ex parlamentare accusa la gestione di Iezzi, che da sei anni avrebbe bloccato l’attività della Lega Nord, fermando il tesseramento e fondendo le sezioni per spianare la strada al piano sovranista di Salvini, ritenuto fallimentare.
La risposta dell’entourage di Salvini non si è fatta attendere, esprimendo sorpresa e irritazione. Fonti della Lega hanno replicato duramente: “Coloro che hanno rischiato di uccidere la Lega ora si rifanno vivi in cerca di una poltrona. Chi ha patteggiato per corruzione è disposto anche a farsi interamente carico dei 49 milioni di debiti che la Lega per Salvini Premier ha trovato in eredità e che sta tuttora pagando?”. Insomma volano stracci: dal patteggiamento di Pini di 1 anno e 11 mesi per vicende di corruzione, ai noti rimborsi elettorali percepiti dalla vecchia Lega Nord sulla base di rendiconti ritenuti falsi per gli anni 2008-2010, per cui è stata pattuita una controversa restituzione di 600 mila euro l’anno. Da via Bellerio si rivendica poi che “il Nord chiede soluzioni, risposte e concretezza, che il governo sta dando anche grazie alla spinta della Lega e dei suoi cinque ministri lombardi”. I vertici ricordano che esiste “una Lega che lavora” concentrata sulla due giorni economica a Roma dell’otto e nove settembre e su una Pontida che si preannuncia da record.
In questo scontro, i riflettori sono puntati sui grandi governatori del Nord come Zaia, Fedriga e Fontana, oltre a esponenti come Romeo e Molinari, e al ministro Giancarlo Giorgetti. Il presidente della Lombardia, Attilio Fontana, ha però preso le distanze dall’iniziativa: “Comitato per la convocazione del congresso federale della Lega? Ho sentito anche io di questa iniziativa, ma non c’entra niente con il discorso che stiamo portando avanti con Salvini”. Pini stesso ammette che i governatori stanno seguendo un percorso differente, di natura politica e culturale. L’evoluzione di questa spaccatura interna si manifesterà sul prato di Pontida, dove si misurerà la tenuta del progetto di Salvini di fronte al risveglio delle rivendicazioni autonomiste settentrionali.